Preview con il botto per la Fiac

Il primo giorno, su invito, della fiera parigina si è chiuso con un gran numero di transazioni e ha registrato arrivi anche dall’America e dall’Asia

La nuova sede di Fiac nel Grand Palais Ephémère. Cortesia di Fiac
Alexandre Crochet e Philippe Régnier |  | Parigi

A Parigi l’appuntamento principe dell’arte contemporanea è tornato in presenza. A partire dalle 8:30 del mattino, più di un’ora prima dell’apertura ai vip, collezionisti e advisors già si aggiravano tra gli stand della struttura temporanea sugli Champs-de-Mars. Alle 10 la zona vicino all’entrata in cui si concentrano le gallerie principali era piena di gente.

Dopo l’edizione 2020 online, i collezionisti apparivano particolarmente determinati: mentre un giovane collezionista francese e la sua advisor si apprestavano a guardare su un iPad le opere di un artista suggerito loro un gallerista, una rapidissima europea è entrata nello stand, ha indicato una delle opere e ha detto senza perdere un secondo: «Compro questo». Diverse gallerie hanno venduto non solo opere esposte, ma anche altre che non avevano portato in fiera.

Buona notizia sul fronte dei collezionisti: se gli europei restano la maggioranza, comunque gli americani stanno tornando. Jeans strappati e berretto ben calato sulle orecchie, Brad Pitt è riuscito a passare quasi inosservato tra gli stand. C’erano anche i Rubell di Miami e Tico Mugrabi, tra gli altri. «Ci sono più americani qui che a Frieze, ma sempre meno che prima della pandemia», ha però sottolineato Thaddaeus Ropac.

Mentre Baselitz è sotto i riflettori al Centre Pompidou, Ropac ne propone uno alto 2,5 metri a 1,25 milioni di euro e un grande uccello del 1972 per 2,7 milioni. Anche Gagosian propone a 2,5 milioni di euro una grande tela del pittore tedesco datata 1967, probabilmente l’opera più cara dello stand. Una grande tela dell’artista del 2018 esposta da White Cube al prezzo di 1,5 milioni di euro è stata messa da parte su richiesta di un collezionista. La galleria londinese ha inoltre venduto una scultura del 1954 di Isamu Noguchi a 250mila dollari, tre edizioni del neon «Always More» di Tracey Emin del 2015 a 60mila sterline, e un bizzarro dipinto di Minoru Nomata, artista giapponese di 85 anni appena entrato nella scuderia.

Nonostante gli stand siano tendenzialmente più piccoli che al Grand Palais, molte gallerie hanno puntato sui grandi formati per sedurre i consulenti e i loro clienti più facoltosi, come Nahmad Contemporary con una rara «Antropometria blu» del 1960 di Yves Klein a 10,5 milioni di dollari e con delle vedute di Venezia di De Chirico che segnano il suo ritorno alla pittura classica, vendute in blocco a 4,5 milioni di dollari; o come Max Hetzler con un’opera immensa di Raymond Hains del 1988-89; o come Christian Berst Art brut, al suo debutto alla Fiac, con un’opera di tutt’altro registro di Luboš Plný.

«Molti di coloro che lavorano per i collezionisti cercano i grandi formati. Con l’Art brut è difficile salvo che con Plný», chiarisce Christian Berst, che ha venduto a dei collezionisti europei per 65mila euro due disegni dell’artista a cui dedica il suo grande stand. Una signora asiatica, arrivata troppo tardi, si è subito messa a cercar di comprare un’opera altrettanto grande, «e non è la prima a chiedermelo da stamattina», ha sottolineato il gallerista.

La galleria Ceysson & Bénétière si compiaceva di aver venduto per 70mila euro la scultura di Lionel Sabatté durante il vernissage di Fiac Hors les murs (il programma collaterale della fiera alle Tuileries), nonché un Tony Grand a quello della Fiac. Nel primo pomeriggio della preview André Magnin ha venduto sei dei sette dipinti di Hilary Balu per 30mila euro e una scultura di Body Isek Kingelez a 60mila. «Siamo avvantaggiati dall’interesse crescente per l’Africa», spiega Magnin. Ieri sera il presidente Emmanuel Macron, che ha ricevuto all’Eliseo alcune personalità del mondo dell’arte in occasione dell’apertura della Fiac, ha reso omaggio al lavoro del gallerista e sottolineato l’importanza per la Francia di sostenere l’arte contemporanea africana.

Dal canto suo, la galleria parigina mor charpentier espone lavori di Kader Attia, uno dei quali già venduto due giorni prima dell’inizio della fiera a 75mila euro a un collezionista di Londra, che l’aveva visto solo in foto. Loevenbruck ha venduto una palma di Dewar & Gicquel a circa 30mila euro, oltre a un Morellet storico. Infine, la galleria Papillon ha venduto delle opere di Cathryn Boch.

Alcune delle opere in fiera rimandano alla storia francese, come l’installazione di pane e pavé di Mladen Stilinovic nello stand di Mira Madrid (20mila euro) che rimanda all’infelice frase di Maria Antonietta sulle brioche o come il telone dipinto dei fratelli Haerizadeh sugli attentati del 2015 a Parigi dell’installazione immersiva nello stand della galleria parigina In Situ – fabienne leclerc. Molto richiesti i lavori degli artisti iraniani. Nathalie Obadia ha venduto 21 opere in un giorno solo!

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