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Presentato il Padiglione Italia della Biennale di Venezia

La mostra del curatore Milovan Farronato con Enrico David, Liliana Moro e Chiara Fumai

La presentazione del Padiglione Italia della 58ma Biennale di Venezia nella Sala Spadolini al Collegio Romano

Roma. Si intitola «Né altra né questa: la sfida al labirinto» il Padiglione Italia della 58ma Biennale di Venezia che aprirà al pubblico l’11 maggio (fino al 24 novembre), presentato questa mattina nella Sala Spadolini al Collegio Romano dal curatore Milovan Farronato, alla presenza del ministro Alberto Bonisoli, di Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, e Federica Galloni, che guida la Direzione generale arte, architettura e periferie urbane ed è commissario del Padiglione, uno spazio di 1.900 mq di superfici coperte più 1.000 mq di giardino.

La scelta del tema è sulla scia della più generale impostazione scelta dal direttore di questa Biennale Ralph Rugoff, che con il titolo «May You Live in Interesting Times», un falso anatema cinese, «apre a potenziali percorsi di approfondimento che vale la pena perseguire, sono parole sue, soprattutto in questo momento storico in cui i “tempi interessanti” che invoca sembrano essere di nuovo con noi».

La Biennale, sostiene Baratta, non è un’«expo» ma un luogo di dialogo, di libero scambio, basato sul rispetto reciproco, tra artista e visitatore: «è un luogo della mediazione artistica, una mediazione semplice, dove il curatore non esprime la propria Weltanschauung, ma conduce il visitatore a questa singolar tenzone con l’arte».

La mostra per Farronato sarà «un sistema di display», con varie porte, varie mostre, starà all’osservatore scegliere quale strada percorrere. Il labirinto è tante cose, come ci insegnano anche i due «labirintologi» contemporanei più grandi (a detta del matematico Pierre Rosenstiehl), a cui il curatore per certi versi si ispira: Jorge Luis Borges e Italo Calvino. «Il labirinto è un paradosso, su questo abbiamo voluto giocare. In esso l’uomo perde i propri punti di riferimento spaziali e temporali», spiega il curatore. 

Già noti i nomi dei tre artisti scelti, che presentano lavori sia storici sia inediti, «una mostra in cui le opere esposte, in stretto dialogo tra di loro e con l’allestimento, generano continuamente nuovi percorsi e nuove interpretazioni, ramificati come il micelio»: Enrico David (Ancona, 1966), Liliana Moro (Milano, 1961) e Chiara Fumai, romana classe 1978, vera promessa dell’arte, scomparsa nell’agosto di due anni fa a soli 39 anni.

E se quest’ultima scelta lascia un po’ perplessi, tanto più trattandosi di una performance per di più inedita, c’è da dire che il coraggio di una simile sfida va comunque apprezzato, e che Farronato aveva seguito il suo lavoro progettato con lei per la primavera del 2017 ad Atene e poi messo in stand-by. Qui ritrova vita e titolo, ripescato da una vecchia email: «This last line cannot be translate».

Federico Castelli Gattinara, edizione online, 27 marzo 2019


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