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Stefano Miliani
Leggi i suoi articoliA cinque anni dal terremoto che, dopo aver distrutto Amatrice e Accumoli, il 26 e 30 ottobre 2016 devastò soprattutto Marche e Umbria, il numero dei cantieri attivi è cresciuto e il passo nelle procedure è cambiato in meglio, eppure sono ancora troppe le «zone rosse», troppi gli edifici «inagibili» (con punte del 94,7% a Visso). Serve accelerare il recupero dei borghi appenninici e dare prospettive di lavoro per ripopolarli. Ma «come» ricostruire senza permettere obbrobri? Il commissario per il sisma Giovanni Legnini ha emanato un’innovativa ordinanza, la numero 116, con efficacia dal primo giugno 2021.
«L’ordinanza pone l’accento sulla qualità di una ricostruzione rispettosa dell’identità storico culturale, spiega Paolo Carpentieri, consigliere di Stato nell’Ufficio giuridico del commissario, nella logica di un nuovo modo di abitare luoghi come Castelluccio, Arquata del Tronto o Amatrice. Non vale solo per i centri storici: estende l’incremento del contributo anche al costruito storicizzato, per convenzione anteriore al 1945 poiché l’edificazione successiva non presenta più i caratteri identitari tipici di questi territori». L’incremento del contributo pubblico adesso può arrivare al 100% per un bene vincolato, al 70% se non lo è ma è in un centro storico, al 35% per edifici in aree sottoposte a vincolo paesaggistico.
«Prima, prosegue Carpentieri, gli incrementi venivano assegnati in modo automatico anche se il proprietario demoliva e ricostruiva. Ora se, per esempio, mantiene la facciata antica senza usare cemento armato ottiene una “premialità” più alta. Mettiamo più risorse, si premia chi restaura e conserva». È presto dire degli effetti concreti. Intanto «l’ordinanza diventa come un “testo unico” di riferimento per i professionisti, che dà incentivi in modo mirato anche sulla tipologia di intervento», spiega il soprintendente speciale dei Beni culturali per il Sisma 2016 Paolo Iannelli.
Valgono «anche gli aspetti paesaggistici laddove si parla di edificato storico pur se non vincolato: il testo ha un bell’approccio culturale», chiarisce l’ingegnere sottolineando come al testo abbia contribuito il Ministero della Cultura. Intanto, ricorda, nei 138 Comuni del Cratere sono stati recuperati circa 31mila beni culturali mobili.
Arquata del Tronto dopo il terremoto del 2016
Stefano Miliani
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