Poesie e vite interrotte

Alla breve ma intensa parabola di Chiara Fumai è dedicato il progetto estivo del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci

Il progetto «Nico Fumai» di Chiara Fumai
Laura Lombardi |  | Prato

Alla breve ma intensa parabola di Chiara Fumai è dedicato il progetto «Poems I will never release» prodotto dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e dal Centre d’Art Contemporain Genève (da dove la mostra proviene) in collaborazione con La Casa Encendida, Madrid e La Loge Bruxelles (le due prossime sedi dopo Prato) e The Church of Chiara Fumai. A curarlo sono Milovan Farronato e Francesco Urbano Ragazzi in collaborazione con Cristiana Perrella.

Il titolo rimanda al motto scritto sulla maglietta del burattino scelto da Chiara come ultimo autoritratto, a ribadire come il suo lavoro si fondasse sull’esecuzione di parole scritte da altri personaggi, bisognose di «riscatto». Muovendosi tra i linguaggi della performance (ma rifiutandone il processo di documentazione) e dell’estetica femminista, la Fumai fa rivivere figure quali Annie Jones e Zalumma Agra del circo Barnum, Ulrike Meinhof, Rosa Luxemburg, Carla Lonzi o la medium italiana analfabeta Eusapia Palladino, protagonista della videoinstallazione «The Book of Evil Spirits».

E se l’attrazione per  l’illusionismo (il mago Houdini) e lo spiritismo ispira wall drawing, quali «This Last Line Can Not Be Translate», la Fumai crea anche personaggi del tutto fittizi, com’è Nico Fumai, cantante Disco anni ’80, cui dà il nome del proprio padre . Al Pecci, fino al 29 agosto, troviamo inoltre «The moral Exhibition House», esposta alla dOCUMENTA 13 del 2012, e una riproduzione della casa milanese dell’artista, quasi un progetto per una possibile retrospettiva (Chiara si è tolta la vita a Bari nel 2017).

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