Pensieri di gesso

La Tate Modern dedica una retrospettiva ad Auguste Rodin con opere mai esposte fuori dalla Francia

Auguste Rodin, I Borghesi di Calais, 1889 © Musée Rodin
Federico Florian |  | Londra

Parigi, anno 1900. In occasione dell’Esposizione Universale Auguste Rodin organizzò una retrospettiva del proprio lavoro al Pavillon de l’Alma, una struttura in vetro appositamente concepita e disegnata dall’artista. Qui decise di esporre soltanto le sue opere in gesso, nella loro interezza, enfatizzando il ruolo cruciale che questo materiale aveva giocato nel processo di produzione di tali lavori: una decisione coraggiosa, che contribuì a consolidare la reputazione internazionale di Rodin come padre della scultura moderna.

L’esperienza del Pavillon de l’Alma è rievocata nell’importante mostra che la Tate Modern, col supporto di EY, dedica al maestro modernista francese: «The Making of Rodin» (fino al 21 novembre) reinterpreta l’esposizione del 1900 nel padiglione parigino attraverso oltre duecento lavori in gesso, molti dei quali mai esposti al di fuori del territorio francese. Un progetto espositivo reso possibile dalla collaborazione con il Musée Rodin di Parigi, il quale, tramite una serie di prestiti straordinari, offre al pubblico londinese lo spettacolo di calchi di opere iconiche quali «Il Pensatore» (1881) e «Le tre ombre».

In mostra anche un gruppo di sculture di frammenti corporei (mani, piedi, teste e gambe) che gettano nuova luce sul metodo di lavoro dell’artista, il quale smontava e riorganizzava costantemente le proprie sculture in innumerevoli pose e combinazioni. Completano il percorso di visita foto d’archivio delle sculture, commissionate dallo stesso Rodin, e delicati acquerelli in cui l’artista sperimenta ulteriormente con varie modalità di rappresentazione anatomica.

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