Patrimoni e capitelli al Brescia Photo Festival

Particolarmente significativa la mostra «Imperium Romanum» di Alfred Seiland al Museo di Santa Giulia

Monica Poggi |  | Brescia

Sono tante le iniziative di Fondazione Brescia Musei per celebrare la «Vittoria Alata», una delle rarissime statue bronzee di epoca romana giunte sino a noi e ora, dopo un minuzioso restauro durato due anni, tornata a Brixia - Parco Archeologico di Brescia Romana. Oltre al coinvolgimento di artisti come Emilio Isgrò, Maurizio Galimberti e Francesco Vezzoli, quest’ultimo protagonista del progetto espositivo «Paolcoscenici Archeologici» presentato il prossimo giugno, anche il Brescia Photo Festival rende omaggio al simbolo della città con l’edizione intitolata «Patrimoni».

La manifestazione curata da Renato Corsini, promossa dal Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei con la collaborazione di MaCof - Centro della fotografia italiana, si concentra sui patrimoni culturali, archeologici e storici di un passato non necessariamente lontano, raccontati attraverso lo sguardo di autori come Elio Ciol, Donata Pizzi, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Franco Fontana, Federico Veronesi e molti altri.

Particolarmente significativa la mostra «Imperium Romanum» di Alfred Seiland al Museo di Santa Giulia, dedicata alle sue riscoperte di vestigia romane disseminate nel mondo. Curata da Filippo Maggia e Francesca Morandini, l’esposizione comprende oltre 130 immagini realizzate dal fotografo austriaco negli ultimi quindici anni. Fra queste un nucleo di 20 fotografie inedite, alcune delle quali scattate a Brescia nel 2019-20.

«L’immagine che Seiland scatta, sottolinea la curatrice, è il momento finale di un percorso di ricerca, studio e conoscenza di luoghi il cui significato risiede nella storia, nelle vicende umane legate al sito, nella loro dimensione mitica e ne ferma la situazione attuale sospesa tra il “non più” e al contempo il “ma ancora”».

Se la distruzione di gran parte del sito di Palmira da parte dell’Isis nel 2015 ci ricorda quanto la fotografia giochi un ruolo chiave nella conservazione della memoria e nella malaugurata necessità di ricostruzione di luoghi la cui eternità è solo auspicabile ma tutt’altro che certa, le immagini di Seiland indagano anche i meccanismi che spesso trasformano i monumenti del passato in mera merce di consumo.

Diventate attrazione per il turismo di massa o inglobate nel tessuto urbano contemporaneo, le rovine da lui ritratte emergono per contrasto con il panorama circostante in una talvolta surreale compresenza fra antico e moderno. A esasperare questo confronto sono soprattutto le riproduzioni contemporanee di capitelli, archi e colonnati delle fotografie dei set di Cinecittà o del Caesars Palace Hotel di Las Vegas, dove la purezza formale del passato diventa espressione di un lusso kitsch e rarefatto. Le mostre del Brescia Photo Festival sono aperte dall’8 maggio al 17 ottobre.

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