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Passioni collezionistiche genovesi

Lo studio su una Sacra Famiglia esemplifica la ricchezza delle raccolte del capoluogo ligure

La «Sacra Famiglia con san Giovannino» attribuita a Van Dyck e ora nelle collezioni della banca Carige (particolare)

Genova. Anna Orlando ritorna sui suoi studi già avviati per la mostra «Van Dyck e i suoi amici. Fiamminghi a Genova 1600-1640», tenutasi a Genova nel 2018, per approfondire ulteriormente la storia e le vicende relative alla committenza del dipinto raffigurante la «Sacra Famiglia» attribuito a Van Dyck, di proprietà oggi della Banca Carige, e, con i contributi degli altri autori, per offrire un quadro davvero interessante sulla storia delle famiglie Di Negro di Banchi, Pallavicino e Doria di Montaldeo, e del loro collezionismo.

La studiosa, attraverso uno spoglio meticoloso degli inventari, dei documenti e delle fonti, ricostruisce a ritroso i passaggi della «Sacra Famiglia» arrivando a individuare in un estimo dei beni di Camillo Pallavicini del 1647 la prima citazione del dipinto del Van Dyck. In realtà nel documento del 1647 è indicato solo il soggetto dell’opera «Nostra Signora», ma il valore particolarmente alto della tela in rapporto agli altri quadri e la quasi identità del documento con il successivo elenco dei beni del 1651 di Geronima Di Negro, vedova di Camillo Pallavicini, in cui si esplicita che il dipinto di Nostra Signora è di «Vandich», permettono di identificare l’opera citata nel documento del 1647 con il dipinto di Van Dyck.

Tale documento è molto importante perché riporta nell’ambito della famiglia Pallavicino la committenza dell’opera del maestro fiammingo. Fornisce inoltre un elemento rilevante per sostenere l’autografia del quadro, confermata anche dalle indagini diagnostiche e dal restauro. I risultati dell’intervento, illustrati nel volume, hanno evidenziato numerosi pentimenti e una gamma cromatica di altissima qualità.

Tuttavia, non bisogna dimenticare, come gli studi più recenti hanno confermato, che Van Dyck si è servito fin da giovanissimo, e per tutta la vita, di assistenti e collaboratori, e dunque, alcuni punti del dipinto meno convincenti potrebbero far supporre l’intervento della bottega. Tra gli altri contributi si segnalano quello di Roberto Santamaria, il quale, grazie al ritrovamento di un importante inventario del 1618 getta nuova luce sul mecenatismo dei Di Negro di Banchi, e quello di Agnese Marengo e Anna Orlando dedicato alla storia della quadreria dei Doria Montaldeo, in cui giunse la «Sacra Famiglia» di Van Dyck.

Gli autori ricostruiscono la collezione d’arte iniziata nei primi anni del Seicento, e incrementata successivamente, di cui danno conto un primo inventario del 1663 e una guida del 1818. La raccolta, ricchissima, era costituita da opere varie, tra cui dipinti, arazzi, paramenti, argenti, gioielli, mobili, a conferma della grande passione collezionista delle famiglie genovesi.

Tra le opere principali certamente erano il «Ritratto di dama» segnalato nel palazzo Doria già nel 1773 e descritto dall’Anonimo del 1818 come «gran quadro rappresentante una figura intiera di Van Dyck, bella e preziosa», da tempo identificata con il dipinto del Louvre e il «Vertumno e Pomona» ancora di Van Dyck e oggi nel Musei di Strada Nuova-Palazzo Bianco di Genova.


La Sacra Famiglia di Van Dyck e le collezioni Di Negro e Doria a Genova, a cura di Anna Orlando, 143 pp., ill. col., Sagep Editori, Genova 2018, € 30,00

Maria Grazia Bernardini, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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