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Paesaggi Licini e lontani

L'artista delle «Amalassunte» e degli «Angeli ribelli» era anche un paesaggista

Una marina del 1921 di Osvaldo Licini. Macerata, Fondazione Carima, Museo Palazzo Ricci

«Adesso guardiamo dalle finestre crescere la primavera e i cambiamenti rapidi del cielo e dei verdi, e ci divertiamo come a teatro». Lo scrive Osvaldo Licini (1894-1958) all’amico Felice Catalini in una lettera del 5 aprile 1932, rivelando come l’adorato paesaggio marchigiano osservato dalla sua casa a Monte Vidon Corrado insieme alla moglie, la pittrice svedese Nanny Hellström, ispirasse la sua arte anche nel tempo in cui imboccava le vie dell’astrazione.

Eppure anche Licini dipinse paesaggi d’impianto figurativo fino agli anni ’20, poi trasformati in dettagli evocati con i suoi personaggi fantastici come l’«Olandese volante», la «Amalassunta» o gli «Angeli ribelli».

A recuperare per la prima volta questo sguardo dell’artista è dal 25 luglio all’8 dicembre la mostra «La regione delle madri. I paesaggi di Osvaldo Licini», curata da Daniela Simoni, direttrice del Centro Studi Osvaldo Licini e della Casa Museo, insieme a Stefano Bracalente, Nunzio Giustozzi, Mattia Patti, Stefano Papetti e Massimo Raffaeli.

È principalmente tra le vedute di colline degli anni ’20, suggerisce la Simoni, che si possono rintracciare suggestioni da Cézanne e della sua montagna di Saint Victoire, memorie di Van Gogh ed echi di Matisse nelle marine. La mostra è promossa dalla Regione Marche e organizzata dal Comune con il Centro Studi. Catalogo Electa.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020

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