Otto nuove sale marchigiane al Palazzo Ducale di Urbino

Il direttore Luigi Gallo riapre l’intero secondo piano, dedicato alla collezione dello scrittore Volponi e alla pittura dal Cinque al Settecento

Sala dell'Appartamento Roveresco della Galleria Nazionale delle Marche di Urbino © Claudio Ripalti/Galleria Nazionale delle Marche
Stefano Miliani |  | Urbino (Pu)

Il 14 luglio la Galleria Nazionale delle Marche a Palazzo Ducale completa l’apertura dell’intero secondo piano con otto nuove sale dopo le prime sei inaugurate in aprile: il direttore Luigi Gallo corona così un percorso coerente sulla pittura marchigiana dal Cinque al Settecento che allarga lo sguardo del museo oltre il Rinascimento.

Gli ambienti già inaugurati e quelli che aprono coprono, in totale, circa duemila metri quadrati. Sono accessibili a tutti grazie a un nuovo ascensore adatto anche alle carrozzine, da luglio hanno i servizi igienici e colpiscono per una luminosità diffusa. Le otto nuove sale raccolgono un’ottantina di dipinti (alcuni a rotazione) e riservano qualche sorpresa architettonica.

Come il breve corridoio su cui affaccia una porzione di uno dei due iconici torricini che caratterizzano la facciata del Palazzo (riprogettato a metà Quattrocento da Luciano Laurana) e dal quale si potrà raggiungere la Loggia tra i due torricini stessi e un curioso affaccio interno sul sottotetto del Salone del trono.

Le nuove sale comprendono dipinti del Sei e Settecento, molti dai depositi, e la Donazione Paolo Volponi (del 1991 il primo nucleo, del 2003 quello più importante): da Orazio Gentileschi a Salvator Rosa, dal Guercino a Mattia Preti, il nucleo dello scrittore urbinate, scomparso nel 1994, raccoglie dipinti secenteschi finora collocati in una galleria al piano nobile.
Sala dell'Appartamento Roveresco della Galleria Nazionale delle Marche di Urbino © Claudio Ripalti/Galleria Nazionale delle Marche
Non che fossero invisibili, tutt’altro: ma ora hanno due sale tutte per sé in grado di dare maggior respiro ai quadri. Le altre stanze esporranno dipinti di paesaggio e ritratti, mentre le ultime due saranno sulla rinascita culturale di Urbino nel primo ’700 quando la famiglia Albani poté vantare un papa, Clemente XI (dal 1700 al 1721).

Nell’intero secondo piano la Galleria avrà dunque quadri dai depositi, i cinque di autori come Federico Barocci o Simone Cantarini prestati dalla Pinacoteca di Brera (parte del programma ministeriale «Ritorno a casa»), le opere in comodato della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, ceramiche comprese.

«Quanto stiamo realizzando è una dichiarazione di programma per l’intero museo. La sfida è mostrare l’arte marchigiana dal XVI al XVIII secolo con molte opere finora non visibili, sottolinea Luigi Gallo. Questo ci permetterà anche di alleggerire la pressione dei visitatori dal piano nobile: dovremo eseguire lavori per l’illuminazione che ci obbligheranno a chiudere qualche sala».

La Galleria ha realizzato gli apparati per descrivere le opere del secondo piano e ha rinnovato il sito web insieme alla Scuola di Specializzazione di Storia dell’arte dell’Università La Sapienza di Roma. Il 14 luglio esce anche la guida su tutto il secondo piano (Electa per CoopCulture).
Il direttore Luigi Gallo

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