Ombre naziste sul Mondrian di Filadelfia

La famiglia dell’erede designato dell’artista olandese chiede al Philadelphia Museum of Art la restituzione di un dipinto del 1926

«Composition con blu» (1926) di Piet Mondrian. Courtesy of Philadelphia Museum of Art
David D’Arcy |  | Filadelfia

La famiglia dell’erede designato dell’artista olandese Piet Mondrian chiede al Philadelphia Museum of Art la restituzione di un dipinto del 1926, sostenendo che l’opera, ora stimata più di 100 milioni di dollari, fu sequestrata da un museo tedesco e venduta a New York tramite un mercante specializzato nel commercio di opere censurate e poi trafugate dai nazisti.

La denuncia, depositata presso la Pennsylvania Court of Common Pleas, identifica il dipinto come «Composizione con blu» e afferma che l’artista consegnò l’opera alla storica dell’arte e mecenate Sophie Küppers nel 1927. Küppers conservò il dipinto nel Provinzialmuseum (ora Landesmuseum) di Hannover, per poi, a causa del clima creatosi in Europa, ricongiungersi al marito, l’artista El Lissitzky, in Unione Sovietica. Come accadde in tutta la Germania nel 1937, le autorità naziste rimossero dai musei statali le opere ritenute «degenerate» e quelle di proprietà di ebrei (la Küppers non era ebrea, al contrario di ElLissitzky).

L’opera di Mondrian fu sequestrata e affidata a Karl Buchholz, un commerciante che il Governo nazista aveva incaricato di vendere l’arte sequestrata. Nel 1939 un agente di Buchholz, il mercante Curt Valentin, vendette il dipinto a New York al collezionista A.E. Gallatin, noto all’epoca per la sua Gallery for Living Art. Gallatin vi espose l’opera, prima di donarla nel 1952 al Philadelphia Museum. In una dichiarazione, il Philadelphia Museum ha osservato che Gallatin era in contatto con Mondrian, che dal 1940 visse negli Stati Uniti e vi morì nel 1944.

Secondo il museo l’erede designato di Mondrian, l’artista Harry Holtzman (morto nel 1987), sapeva che il dipinto si trovava nel museo e non ne aveva mai rivendicato la proprietà. La richiesta di «Composizione con blu» è ora avanzata da un trust che rappresenta i suoi tre figli. «Una rivendicazione infondata», sostiene il museo, mentre per l’avvocato dei ricorrenti, Lawrence Kaye, che afferma di non essere a conoscenza di nessuno che contesti il fatto che il dipinto sia stato rubato dai nazisti, sono solo «difese tecniche, che non hanno alcun pregio giuridico».

A settembre, il Philadelphia Museum ha restituito alla Repubblica Ceca uno «scudo da parata» italiano del XVI secolo, attribuito a Girolamo di Tommaso da Treviso e appartenuto all’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria (il cui assassinio scatenò la prima guerra mondiale), saccheggiato dai nazisti e passato per le mani di Leopold Ruprecht, lo specialista in armi e armature per il progettato Führermuseum di Hitler in Austria.

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