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Aste

Old Master tra incertezza politica e timori pre Brexit

Offerta limitata: Christie’s totalizza 28,3 milioni, Sotheby’s 16,8 (meno di metà del 2018)

I 6,2 milioni pagati per la tavola con «Santa Chiara in soccorso del naufragio» hanno registrato il record mondiale per Giovanni di Paolo. © 2020 Christie’s Images Ltd

Londra. Meno numerose, con meno lotti e solo occasionali picchi di entusiasmo. Ecco come sono state le aste londinesi di dicembre, in un clima pre elettorale (le elezioni si sono svolte il 12 dicembre, Ndr) su cui incombeva minacciosa la Brexit, in un clima di incertezza geopolitica che ha fatto sì che i proprietari di opere di valore fossero particolarmente restii a vendere.

La sera del 3 dicembre è stata la volta della tradizionale asta pre natalizia di dipinti antichi di Christie’s. La casa d’aste ha dovuto integrare il catalogo di 44 lotti con sculture e disegni. Anche la sua asta di Old Masters del 4 dicembre ha mescolato pittura e scultura. Il resto dei disegni è stato offerto in un’asta online che si è conclusa il 5. «È un momento difficile per tutti i mercati tradizionali, dichiarava Hugo Nathan, socio fondatore della società di consulenza d’arte londinese Beaumont Nathan. Il problema con l’offerta di opere è stato esacerbato dalle preoccupazioni politiche. La gente non vuole più le sterline».

Detto questo, i compratori internazionali apprezzano le vendite in valute deboli. L’asta serale di Christie’s ha totalizzato 28,3 milioni di euro, il 16% in più rispetto all’equivalente appuntamento dello scorso anno, con un venduto per lotto dell’86%. Il più grande successo della serata era una coppia di predelle del XV secolo del senese Giovanni di Paolo, recentemente restituite alla famiglia del magnate ebreo delle telecomunicazioni Harry Fuld.

Le due tavole, provenienti da una pala d’altare ora nella Pinacoteca Nazionale di Siena e risalenti agli anni ’50 del Quattrocento, erano state sottratte dai nazisti e vendute al Bode Museum di Berlino nel 1940. Raffigurano rispettivamente santa Chiara in modalità super eroe mentre vola per salvare dal mare buio e tempestoso i pisani imbarcati su una nave, e una giovane santa Chiara mentre riceve gli abiti del suo ordine da san Francesco. Entrambe le opere sono state acquistate dallo stesso offerente al telefono che metteva a tacere i rivali con una serie di intimidatori rilanci da 450mila euro. La scena del naufragio era il prevedibile top lot dell’asta, con un prezzo di 6,5 milioni, record d’asta per il raro Giovanni di Paolo, mentre «L’Investitura di santa Chiara» ne faceva altri 4,2 milioni. Erano state stimate rispettivamente 1,7-2,3 milioni e 700-900mila euro.

Entusiasmo anche per i sei disegni di Pulcinella di Giandomenico Tiepolo. Iniziati negli anni ’80 del Settecento, questi studi a penna e inchiostro sono molto apprezzati dai collezionisti ma compaiono raramente sul mercato. Questa serie, in ottime condizioni, dalla prestigiosa collezione Brinsley Ford, totalizzava 4,6 milioni. «Il banchetto di Pulcinella» metteva a segno un record per un disegno di Tiepolo a 1,2 milioni. Stephen Ongpin, mercante londinese di disegni antichi, acquistava l’ultimo dei sei, «Pulcinella in una falegnameria» a 517mila euro.

I quadri antichi decorativi, in particolare gli opulenti studi floreali olandesi, si vendevano bene al telefono. Un’ornamentale natura morta su tavola del 1620 ca di Jan Brueghel il Vecchio, finora sconosciuta, veniva aggiudicata a 881mila euro, tre volte la stima massima. Un’altra natura morta di fiori in un vaso cinese, più nota e con stima più cospicua, di Ambrosius Bosschaert il Vecchio del 1618 ca, in precedenza in prestito alla Dulwich Picture Gallery, veniva battuta a 1,8 milioni, la stima minima.

«Non è molto, ma ho venduto arte per più di mezzo milione di euro ai miei clienti sopra il valore di stima, affermava Johan Bosch van Rosenthal, un consulente d’arte di Amsterdam che ha consegnato opere all’asta Christie’s. I collezionisti sono disposti a spendere se i quadri sono nuovi per il mercato e con stime ragionevoli». Ma Bosch van Rosenthal ha aggiunto che i suoi clienti hanno preferito alle sterline la conversione immediata dei loro guadagni in euro. «L’incertezza della Brexit sta danneggiando il mercato in Inghilterra, una situazione che continuerà per due anni».

Gli stock non funzionano più
Che quello degli Old Master sia un mercato difficile, era ben evidente la sera del 4 dicembre quando Sotheby’s ha ricavato solo 16,8 milioni dalla sua tradizionale asta natalizia di dipinti ante 1850, meno della metà rispetto ai 34 totalizzati l’anno scorso per la stessa asta. Sotheby’s, come Christie’s, aveva fatto fatica a mettere le mani su dipinti di alta qualità di grandi nomi. O, per dirla con James Bruce-Gardyne, un consulente d’arte che era presente all’asta, «è come un pranzo di Natale senza il tacchino. Le patate arrosto sono piuttosto buone».

Anthonis Mor, pittore di corte dei Paesi Bassi spagnoli, non è un nome molto noto, ma il suo ritratto di fine anni ’50 del Cinquecento del medaglista italiano Jacopo da Trezzo è stato il lotto di spicco tra i 39 della vendita. Notevole la qualità tecnica e le ottime condizioni di conservazione, il pannello di 60 cm di altezza di Mor raffigurante un «collega» è stato conteso da cinque offerenti fino ad arrivare a 2,3 milioni (stima 347-580mila), record d’asta per l’artista nato a Utrecht. L’acquirente del Mor, un privato al telefono, si aggiudicava altri tre lotti, tra cui una grande tela, quasi 4 m di larghezza, ampiamente restaurata, «Diana e le sue ninfe a caccia» (1636 ca), dello studio di Peter Paul Rubens.

L’acquisto sorprendeva i mercanti in sala, perché arrivava a 2 milioni, più di tre volte la stima massima. confermando il fascino mai spento del maestro fiammingo. Nicolas Poussin e Francisco de Zurbarán sono altri due nomi importanti, ma i dipinti di questi due artisti del Seicento, entrambi con una garanzia di Sotheby’s, non suscitavano interesse. Un piccolo (30,5x22,8 cm) «Battesimo di Cristo» (1648) su tavola di cipresso era insolitamente ben documentato nella corrispondenza di Poussin, ma l’artista (come ammise egli stesso in una lettera) non si trovava a proprio agio con queste dimensioni. Il dipinto è stato venduto al telefono a 2,1 milioni (1,7-2,3 milioni).

Non c’erano acquirenti per un grande e lugubre «Cristo in croce» (1635 ca) di Zurbarán. Una garanzia di 3 milioni da parte della casa d’aste, poi ritirata, avrebbe ridotto il profitto, in un momento in cui Sotheby’s sta passando in mani private. I due quadri, come il ritratto di Mor, erano tra il 70% dei lotti in asta che non si vedevano da un po’ di tempo sul mercato, secondo quanto dichiarato da Alex Bell, copresidente mondiale di Sotheby’s: «Cerchiamo di dare alla vendita un’impronta il più commerciale possibile. Agli acquirenti piace il senso di scoperta».

Quando si tratta di dipinti antichi la difficoltà è che l’offerta di materiale nuovo è limitata e in costante calo. Sotheby’s e Christie’s hanno una clientela affidabile di ricchi clienti privati che desiderano comprare bei quadri non visti prima. Ma che cosa succede a quelli che sono già passati sul mercato? Molto spesso si vendono in perdita, sempre che trovino un acquirente. Da Sotheby’s, ad esempio, una «Veduta del Canal Grande a Venezia con la Chiesa di santa Maria della Salute» (anni ’20 del Settecento) di Luca Carlevarijs è stata aggiudicata a 163mila euro. Era stata acquistata in asta nel 2003 per 329mila.

Una natura morta firmata e datata 1624 di Johannes Bosschaert è stata battuta a 222mila euro, menodella metà rispetto ai 922 milioni di lire dell’epoca pagati in asta nel 1995 (che corrisponderebbero a 476mila euro). Questi sono proprio quei quadri che un tempo gli antiquari compravano in stock per il Tefaf Maastricht di marzo. «Per i mercanti come noi è difficile, afferma Luigi Caretto, antiquario di Torino. La qualità media e bassa non hanno mercato. Solo i quadri di alta qualità hanno buoni risultati e qui ci sono molti clienti privati». Sono le case d’asta, con il loro marketing internazionale, a dominare ciò che resta di questo mercato. Per tutti gli altri, vendere arte antica è dura.

Scott Reyburn, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020



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