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Musei

Nuovo di zecca: il Muzeul de Arta Recenta a Bucarest

Ha aperto nel quartiere di Primaverii, progettato dal libanese Youssef Tohmé

Il MARe a Bucarest

Bucarest. Un nuovo museo privato a Bucarest rivela la storia della Romania sotto il regime comunista di Nicolae Ceausescu e successivamente alla rivoluzione del 1989. Il Muzeul de Arta Recenta (MARe) ha aperto il mese scorso nel quartiere di Primaverii, un tempo riservato agli alti papaveri del partito comunista.

Progettato dall’architetto libanese Youssef Tohmé, l’edificio di 1.200 metri quadrati su cinque piani in mattoni scuri è stato concepito come la «silhouette spettrale» della villa che sorgeva originariamente sul sito, casa di Ana Pauker, che nel 1947 diventò il primo ministro degli Esteri donna al mondo. A breve distanza a piedi si trova la casa di Ceausescu, aperta ai visitatori nel 2016.

La collezione di circa 550 opere del MARe è stata riunita dall’imprenditore libanese del settore farmaceutico Roger Akoury, con l’aiuto dello storico dell’arte rumeno Erwin Kessler, direttore del museo, e dei galleristi di Bucarest Suzana Vasilescu e Dan Popescu. Akoury ha anche finanziato la realizzazione dell’edificio, di cui non si conosce il costo. L’architettura labirintica richiama la «complessa» evoluzione dell’arte rumena dopo il 1965, spiega Kessler, quando il regime rinunciò alla dottrina del Realismo sovietico ma la vera libertà di espressione era ancora limitata.

La mostra inaugurale, intitolata «Stylistic Diversity Ltd», dà voce a quegli artisti che lavorarono fuori dalle maglie dello Stato esponendo più di 120 opere della collezione, dai collage Pop satirici dell’autodidatta senzatetto Ion Barladeanu ai quadri spirituali del gruppo Prolog. Le due mostre temporanee sono «Hell’s Heaven» (fino al 28 novembre), dedicata ai diversi approcci degli artisti alla religione durante e dopo il Comunismo, e una personale del fotografo canadese Jeff Wall (fino al 28 gennaio 2019).

Il MARe ha in programma l’allestimento di tre mostre all’anno di artisti internazionali; nel 2019 seguiranno Martin Creed e Thomas Ruff. Kessler spiega che i musei occidentali che vogliono incrementare le opere di arte dell’Est Europa hanno «decisamente favorito gli artisti rumeni che si sono semplicemente limitati a copiare i linguaggi artistici occidentali», dando vita a una «mistificazione». Il MARe offre una panoramica rappresentativa di una cultura ampiamente «regressiva», afferma, aggiungendo che l’arte del dopoguerra del Paese è stata trascurata dai musei statali rumeni. Il MARe non riceve fondi pubblici e «non desidera riceverne», conclude Kessler, per mantenere un programma indipendente. Il suo «ambizioso» obiettivo è di accogliere 100mila visitatori nel suo primo anno.

Hannah McGivern, da Il Giornale dell'Arte numero 393, gennaio 2019


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