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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliRoma. Dal 18 gennaio al 21 marzo Gagosian ospita la prima personale italiana di Y.Z. Kami, 63enne pittore iraniano, dal 1984 residente a New York. A Roma è con il suo ciclo più recente, i «Night Paintings», che fanno anche da titolo generale della mostra, una serie iniziata nel 2017, assecondano un’evoluzione del linguaggio da posizioni di limpida figuratività a territori di incerta collocazione tra immagine riconoscibile ed evasione nell’astratto.
Dominante dei grandi dipinti realizzati ad olio su lino è la tonalità grigio-azzurra, che sostanzia composizioni dalla lettura volutamente non chiara, sorta di nebulose mobili, in cui perdono consistenza le certezze formali affermate nei dipinti realizzati in precedenza: tema quasi assoluto qui erano grandi volti di parenti e amici, studiati nei particolari grazie all’origine fotografica dell’immagine. L’immobilità dell’immagine monumentale era messa in discussione solo da una lieve sfocatura della superficie.
Ora, questo fuori fuoco ha preso il sopravvento, alimentandosi del lato notturno della pittura, dichiarato nel titolo della mostra e d’ogni singola opera. Afferma tuttavia Y.Z. Kami: «L’astrazione ha sempre fatto parte del mio lavoro». Recatosi a Parigi a metà anni ’70 per studiare filosofia, cultore dell’antica poesia persiana, è frequentando i grandi musei d’America che Y.Z. Kami scopre la personale via alla pittura, inaugurando una carriera che lo ha portato a esporre in importanti gallerie del mondo o in musei quali il Guggenheim e il Metropolitan di New York o il Los Angeles County Museum of Art.
Il centro della mostra romana è costituito da «The great swan» (2018), dipinto in cui l’artista iraniano ha rappresentato, tra fluttuanti dissolvenze, il momento di una danza sacra di religiosi indù, con cui l’artista ha inteso alludere alla sacralità dell’arte.
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