Non solo versi per John Giorno

La galleria bergamasca Thomas Brambilla propone i quadri realizzati dal poeta americano, tra i più noti autori sperimentali, negli ultimi anni della sua vita

«Daffodils baptized in butter», di John Giorno
Francesca Interlenghi |  | Bergamo

A partire dal 15 dicembre, Thomas Brambilla dedica la prima personale in galleria al leggendario poeta, attivista e artista visivo americano John Giorno (New York, 1936-2019), una delle figure più prolifiche e interessanti che hanno animato la scena creativa newyorkese a partire dagli anni Sessanta.

Esponente della Beat Generation, Giorno ha frequentato anche gli ambienti della Pop Art contribuendo insieme a Andy Warhol, per il quale ha recitato il ruolo di protagonista nel film «Sleep» (1964), e a figure come Bob Rauschenberg e Jasper Johns al vivace dibattito culturale di quegli anni. Il suo approccio sperimentale e performativo alla poesia, improntato all’utilizzo di tecniche di comunicazione sempre innovative, ha reso indimenticabili certi suoi progetti.

Tra questi, il «Dial-A-Poem», presentato nel 1969 al MoMA di New York, in cui rendeva disponibili al telefono liriche incise su vinile, alcune dai contenuti politicamente carichi e sessualmente espliciti, a dimostrazione di quanto fosse importante per lui connettere poesia e arte con il grande pubblico. Questo obiettivo è stato perseguito per tutto l’arco della sua carriera con l’organizzazione non profit «Giorno Poetry Systems», diventata nel 1972 anche un’etichetta discografica, e attiva ancor oggi con una serie di eventi in programma al mitico 222 di Bowery (dove viveva), oltre a un piano di sovvenzioni per artisti, poeti e musicisti Lgbtq+.

Visibili sino al 26 gennaio 2024, i dipinti esposti in questa occasione e intitolati «Perfect Flowers» traggono ispirazione dalla raccolta «Welcoming the Flowers» del 2004 e dalle stampe corrispondenti. Questa serie di «quadri poetici», a cui l’artista ha lavorato negli ultimi anni della sua vita, si sostanzia di poche parole, che rimandano ai loro significati allusivi, scritte su tele dai colori vibranti. Rifuggendo la tentazione della figurazione, Giorno mette ancora una volta in luce il potere del verbo amplificandolo con l’utilizzo di superfici luminose, lucide e scintillanti.

Affascinato dal buddismo tibetano, al quale si avvicinò nel 1971 dopo un viaggio in India e in Nepal, l’autore per questi lavori ha tratto ispirazione dalla tradizione artistica orientale, sia dal genere cinese della pittura «fiori e uccelli» che dagli haiku giapponesi. Con il suo linguaggio multiforme, Giorno indaga la vaporosa transitorietà della vita e il senso di provvisorietà di tutte le cose, senza mai rinunciare alla cifra audace e irriverente che ne ha caratterizzato l’intero percorso. «Thanks for Nothing», scriveva sarcastico nel 2011, per celebrare il suo 75mo compleanno. «Grazie per avermi permesso di essere un poeta, un nobile sforzo, destinato a fallire, ma l’unica scelta».



© Riproduzione riservata «Hit my nose with the stem of a rose», di John Giorno
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