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Mostre

Non esiste una sola Etruria

Riaperta la mostra sulla civiltà degli Etruschi, dalla valle del Po alle pendici del Vesuvio

Attizzatoio a forma di mano proveniente dalla tomba delle hydriae di Meidias, Populonia, prima metà del V secolo a.C., Museo Archeologico Nazionale, Polo Museale della Toscana

Il Museo Civico Archeologico (Mca) di Bologna dopo l'emergenza Covid ha riaperto il 6 giugno, fino al 29 novembre, la mostra «Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna», a cura di Paola Giovetti e Giuseppe Sassatelli, con circa 1.400 reperti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali, grazie all'impegno congiunto di Istituzione Bologna Musei ed Electa e alla disponibilità di tutti i prestatori coinvolti.

La mostra si propone come una sorta di Grand Tour ante litteram nelle varie terre degli Etruschi (dai pioppi della Valle del Po ai pini domestici sulle pendici del Vesuvio), ed esplicita come non esista una sola Etruria bensì molteplici territori con insediamenti, urbanizzazione, gestione e modello economico differenti nello spazio e nel tempo, tuttavia riuniti dall’unica matrice culturale etrusca.

Il visitatore si fa perciò viaggiatore e si avvia fra le prime testimonianze sette-ottocentesche: dal fortunato ritrovamento del basilare manoscritto De Etruria Regali Libri Septem di Thomas Dempster (1579-1625), primo testo di etruscologia, che Thomas Coke I conte di Leicester (1697-1759) nel 1720 circa riuscì ad acquistare, grazie all’amicizia personale col granduca di Toscana Cosimo III, dal celebre collezionista «antiquario» abate Antonio Maria Salvini (1653-1729), ai diari di viaggio degli anni ’30 dell'Ottocento di Elizabeth Hamilton Gray al monumentale trattato (1.085 pagine) Cities and Cemeteries of Etruria di George Dennis (1814-98), frutto di tre viaggi in Italia fra 1842 e 1844, pubblicato nel 1848 dal British Museum e arricchito dai disegni e paesaggi di Samuel James Ainsley (1806-74).

Dai memorabilia si prosegue inoltrandosi in un allestimento d’avanguardia che in cinque suddivisioni crono-cromatiche dispiega il Tempo dei Rasna, scandendo sulla falsariga dei cinque differenti colori le altrettante fasi della storia etrusca. Si parte dalle origini (IX secolo a.C.) e si continua con l’alba della città (fine del IX-terzo quarto dell’VIII secolo a.C.), il potere dei principi (ultimo quarto dell’VIII-inizi del VI secolo a.C.), una storia di città (VI-V secolo a.C.) e il declino del mondo etrusco e il suo amalgamarsi alle altre varie civiltà italiche (IV-II secolo a.C.).

Il visitatore-viaggiatore approda quindi alla sezione più pregnante della mostra: il «viaggio» nelle Terre dei Rasna (da cui il titolo) a sua volta articolato in altre cinque «tappe» (ciascuna portatrice di novità di scavo e di studio) delineanti cinque «differenti» Etrurie, in paesaggi ogni volta diversi a caratterizzare il fiorire delle principali realtà regionali etrusche: l’Etruria meridionale (Tarquinia, Veio, Cerveteri, Pyrgi e Vulci); l’Etruria campana (Pontecagnano, Capua e la piana del Volturno, Pompei e la valle del Sarno); l’Etruria interna (Orvieto, Perugia, Chiusi e Cortona); l’Etruria settentrionale (Vetulonia, Populonia e il comprensorio Pisa-Volterra-Fiesole) e infine l’Etruria padana (Spina e Adria sulla costa nel delta del Po, all’interno adriatico di pianura e collinare Felsina/Bologna, Kàinua/Marzabotto e in Romagna Verucchio, e infine, di contesto sempre più padano, l’Emilia occidentale e Manto/Mantova).

Centrale alla mostra, la ricchissima sezione etrusca del Mca, simbolica del ruolo di primo piano ricoperto da Felsina-Bologna, si esibisce per tutto il «viaggio» in un dialogo intenso con i prestiti internazionali dell’esposizione temporanea. Il catalogo (Electa) contiene saggi di Giuseppe Sassatelli, Vincenzo Bellelli, Roberto Macellari, Marco Rendeli, Alain Schnapp e Giuseppe Maria Della Fina.

Giovanni Pellinghelli del Monticello, edizione online, 8 giugno 2020



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