Non abbiamo il controllo su tutto

Samuel Keller su Olafur Eliasson alla Fondation Beyeler

Sam Keller. Foto Pati Grabowicz
Bianca Bozzeda |  | Basilea-Riehen

In una fase storica in cui l’importanza dei legami sociali e ambientali è più che mai sotto gli occhi di tutti, la Fondation Beyeler invita Olafur Eliasson, esperto in materia di rapporti tra l’essere umano e lo spazio che lo circonda. Per l’occasione, l’artista danese di origine islandese dà vita a «Life», opera ideata per gli spazi della fondazione svizzera, progettati da Renzo Piano.

«Vedendo come le nostre vite siano legate in modo inestricabile in questa maglia che è il nostro mondo, stiamo imparando che siamo anche vulnerabili, e non abbiamo il controllo di tutto», afferma Eliasson. Fedele alla modalità espressiva tipica dell’artista, «Life» connette l’architettura del museo al paesaggio che la circonda, interrogando il progressivo processo di «umanizzazione della natura» che definisce l’epoca presente.

Classe 1967, Olafur Eliasson è da sempre attento alla questione ecologica: a questo tema ha dedicato il recente progetto «Earth Speakr», un’applicazione interattiva ideata per dar voce ai più giovani sul futuro del nostro pianeta. Convinto che l’essere umano sarà in grado di salvarsi soltanto accorgendosi della condivisione della sua esistenza con altre forme di vita, Eliasson ricorre spesso a materiali ispirati direttamente al mondo della natura: muri di muschio, stanze immerse nella nebbia, cascate artificiali e arcobaleni, sono alcuni dei mezzi di cui si serve per sensibilizzare sulla questione ambientale e, allo stesso tempo, interrogare il nostro ruolo nel mondo. Prima sua opera in situ realizzata in Svizzera, «Life» si svilupperà nelle sale del museo fino al mese di luglio.

Sam Keller, direttore della Fondation Beyeler dal 2008, risponde alle domande sull’esposizione.

Inaugurata il 15 aprile, la mostra di Olafur Eliasson «Life» sarà presentata fino all’11 luglio. Il titolo dell’esposizione sembra suggerire la voglia di diffondere nuova vita nel museo, dopo mesi di chiusure alterne. È così?
L’esposizione era prevista da diversi anni, ben prima che la pandemia iniziasse a plasmare le nostre vite. La mostra non è stata concepita avendo in mente il Covid. Il titolo «Life» si riferisce al crescente interesse di Eliasson nel considerare la vita da un punto di vista non antropocentrico, bensì da una prospettiva biocentrica. Ciò che gli interessa è interrogarsi su cosa sia in grado di rendere vivibile la vita, e quali siano le condizioni necessarie per renderla vivibile.

Nel 2020, Olafur Eliasson ha realizzato il progetto artistico interattivo «Earth Speakr», ideato per permettere ai giovanissimi di tutto il mondo di esprimersi in favore della questione ecologica. Anche «Life» ha una componente interattiva, oppure trasporta il visitatore in un luogo fisico inaspettato?
«Life» e la Fondation Beyeler sono intimamente connesse al parco circostante, al paesaggio urbano e al pianeta, e prendono vita attraverso tutto ciò e tutti coloro che si incontrano in questo contesto. La mostra prende vita attraverso l'incontro attivo di ciascuno con essa, tramite la percezione di ognuno. I visitatori sono incoraggiati a portare le proprie aspettative e ricordi, pensieri ed emozioni. Oltre a questa presenza in loco, l’esposizione ha anche una forte componente digitale, che invita i visitatori a esplorare «Life» attraverso cinque videocamere in streaming (accessibili sul suo sito internet) che l’artista ha immaginato ispirandosi al punto di vista degli insetti, uccelli, anfibi e mammiferi. Inoltre, la piattaforma digitale che accompagna l’esposizione riunisce un insieme di documenti che hanno inspirato l’esposizione.

«Life» è il primo lavoro in situ che Eliasson realizza in Svizzera. In che modo l’opera dialoga con la struttura del museo, e con lo spazio circostante?
Olafur Eliasson ha creato quest’opera appositamente per la Fondation Beyeler, rispondendo alla specifica architettura e struttura dell’edificio (ideata da Renzo Piano, Ndr), aprendo la sua facciata e ampliando lo stagno all’interno del museo. Allo stesso tempo, la mostra non è stata concepita solo per noi umani: Eliasson ha aperto il museo alle piante e a tutti gli altri tipi di visitatori, dai microrganismi, agli insetti e altri mammiferi.

© Riproduzione riservata «Life» di Olafur Eliasson. Foto Studio Olafur Eliasson
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