Nella terra dei Messapi

Continua solo grazie ai volontari lo scavo del Tempio di Minerva a Castro

Tina Lepri |  | Castro (Le)

I lavori eseguiti da «illustri» volontari continuano anche se il cantiere è ufficialmente chiuso da tanti anni. Sono riemersi la possente muraglia difensiva messapica, vasellame e reperti di 2.400 anni fa. Gli scavi nel «tempio messapico dimenticato» dedicato alla dea Minerva, diretti da Francesco D’Andria dell’Università di Salerno e socio dell’Accademia dei Lincei, hanno riportato alla luce, tra i tanti reperti, anche un busto in marmo di Minerva e un bronzetto di Atena Iliaca del IV secolo a.C.

I ritrovamenti testimoniano della presenza di altri tesori nel sottosuolo dove di recente è comparsa parte del soffitto di un tempio dorico con una facciata a sei colonne larga 10 metri. Un muro alto 4 m aveva la stessa funzione del muro del Tempio di Gerusalemme, proteggeva il pianoro di oltre 3 ettari in buona parte occupato dal santuario di Minerva. Abbandonati al degrado, gli scavi sono ripresi da poco grazie al contributo di un professore del posto, Francesco de Sio Lazzari, figlio del celebre geologo e umanista Antonio Lazzari.

Con un lavoro aspro che si svolge su crinali scoscesi degradanti a mare, i lavori hanno messo anche un punto fermo alla ricostruzione del mitologico itinerario di Enea in fuga da Troia narrato da Virgilio nel libro III dell’Eneide. «Questa la storia: è infatti certo che proprio qui, sulla spiaggia di Castro, avvenne l’approdo di Enea. Tutto confermato dalla comunità scientifica internazionale», secondo D’Andria che cita documenti e libri. Del resto Virgilio nell’Eneide scrive che Enea approdò a Castrum Minervae, quindi in Puglia e proprio a Brindisi Publio Virgilio Marone morì nel 19 a.C. I reperti portati alla luce sono conservati in un piccolo ma sorvegliato museo locale creato per l’occasione.

Certo servirebbero soldi pubblici per ampliare gli scavi e trovare il Tempio di Minerva, tutti però sono d’accordo nel non voler disperdere l’esperienza iniziata con il progetto «Rotta di Enea», inserito nel programma degli itinerari culturali lanciato dal Consiglio d’Europa nel 1987. «Non ci arrendiamo alla mancanza di fondi e speriamo di trovare parti del Tempio di Minerva alla fine della colossale muraglia che stiamo scavando, dicono le persone coinvolte nel lavoro, coordinate da Amedeo Galati. Queste testimonianze di grande valore scientifico non si devono perdere nell’oblio e nell’abbandono: abbiamo la soddisfazione che tutto è seguito e pubblicato nell’annuale Bollettino dell’autorevole Istituto Archeologico Germanico di Roma».

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