Nei dipinti di Jennifer Packer agli occhi vedere non basta

Il Whitney Museum of American Art allestisce la più ampia retrospettiva mai dedicata all’artista

Un particolare di «The Body Has Memory» (2018) di Jennifer Packer
Viviana Bucarelli |  | New York

Le opere di Jennifer Packer (1984) ripropongono i più tradizionali tra i generi della pittura, il ritratto e la natura morta, reinventati e completamente trasformati dal suo stile e dalla sua tecnica. L’artista ritrae amici di famiglia e parenti in pose, per così dire, consuete, ma con un’applicazione del colore rapida e toni di colore accesissimi; la tinta viene fatta scorrere liquida e sembra continuare a colare davanti ai nostri occhi.

Illustra perfettamente le sue opere il titolo della mostra «The Eye Is Not Satisfied with Seeing», la più ampia mai dedicata all’artista, che il Whitney Museum of American Art presenta fino ad aprile, a cura di Rujeko Hockley e Jane Panetta. Tratto dall’Ecclesiaste (1:8, «Non si sazia l’occhio di guardare») è un riferimento al desiderio inesauribile di conoscenza ma anche al significato dell’essere testimoni del nostro tempo.

L’esposizione comprende oltre trenta opere realizzate tra il 2011 e il 2020, ispirate da ricordi ed esperienze personali, nonché da riflessioni sulla condizione odierna degli afroamericani e sulle loro eterne battaglie, Le composizioni floreali della Packer richiamano alla mente le nature morte olandesi del Cinquecento, ma l’artista li definisce anche «bouquet funebri», come «Laquan»: qui, su uno sfondo rosa acceso e arancio, campeggiano fronde di palmizi e bellissime peonie in ricordo dell’adolescente Laquan McDonald, ucciso dalla polizia nel 2014.

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