Necrologio (in versi) dello stile genovese

Carlotta Venegoni |  | Genova

Malgrado oggi siano sempre più numerosi gli studi che analizzano il patrimonio artistico del XIX secolo, permane il convincimento che sia uno stile «freddo, rigido, enfatico, borghese, reazionario, ripetitivo, formale e banale». In quest’ottica Stefano Fera analizza la sorte dei palazzi genovesi dove il gusto ottocentesco degli interni si era integrato con l’impianto medievale. Gusto destinato a essere soppiantato, brutalmente, da pavimenti in resina, muri con mattoni a vista, «artisticamente» segnati da lacerti di murature antiche a pelle di leopardo «glassati con fissativi sberluccicanti», o ancora open space dove le antiche strutture architettoniche vengono «sbudellate senza pietà».

Il «finemente ristrutturato» ricorda un necrologio: l’immagine della casa genovese, e di quella italiana, di epoca premoderna è destinata a scomparire. Rimane, pertanto, preziosa testimone la letteratura.
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