Modi di camminare

Bruce Nauman a Punta della Dogana, tra performance storiche e lavori mai visti in Europa

Camilla Bertoni |  | Venezia

«Sono un artista e sono in studio, dunque tutto quel che faccio dev’essere arte». Sono parole di Bruce Nauman (Fort Wayne, 1941), tra i più grandi esponenti dell’Arte concettuale. Già, ma che cosa significa essere artista? Innanzitutto agire. Per Nauman la conoscenza e l’opera d’arte nascono dal corpo e dalla sua relazione con lo spazio, dalla parola e dal silenzio.

Non a caso lo studio come luogo di lavoro, l’uso performativo del corpo e la sperimentazione sonora sono le tre direttrici della grande mostra «Bruce Nauman: Contrapposto studies», a Punta della Dogana dal 23 maggio al 9 gennaio, curata da Carlos Basualdo e Caroline Bourgeois in collaborazione con l’artista (Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale alla Biennale di Venezia del 2009).

Al centro del percorso la serie di installazioni video «Contrapposto», ispirata alla posizione della scultura classica in cui la parte superiore e inferiore del corpo sono leggermente ruotate in direzione opposta. Il primo lavoro della serie è «Walk with Contrapposto» del 1968, in cui Nauman avanza in uno stretto corridoio sforzandosi di mantenere questa posizione molto plastica, ma poco naturale. Allo stesso tema ha dedicato di recente un ciclo di lavori, nel 2015-19, e alcuni sono stati congiuntamente acquisti da Philadelphia Museum e Pinault Collection, e uno del tutto inedito è stato realizzato appositamente per la mostra.

Nelle nuove versioni l’immagine è elaborata con interventi di postproduzione digitale, che la tecnologia analogica non lasciava neanche immaginare. Il corpo è diviso in sette parti, in omaggio alle proporzioni perfette nell’arte classica e rinascimentale. «Quando spezzi l’immagine in sette parti, l’intero corpo sembra unirsi e poi dividersi. C’è uno schema, ma non è possibile individuarlo. E non è neanche necessario», spiega Bruce Nauman nel catalogo che accompagna la mostra.

Tra le opere esposte anche la serie «Untitled or Extended Time Piece» (1969), interpretata per tutta la durata della mostra da 14 performer, e, per la prima volta in Europa, «Nature morte» (2020), una riproduzione in 3D dello studio dell’artista in New Mexico al cui interno può muoversi il visitatore, che come l’artista agisce, prendendo coscienza di sé nel mondo che l’artista ha creato.  [Jenny Dogliani]

Abbiamo chiesto ai curatori, Carlos Basualdo e Caroline Bourgeois, di raccontarci il percorso espositivo.
«Abbiamo iniziato a pensare a una mostra costruita intorno ai “Contrapposto Studies” nel momento in cui la Pinault Collection e il Philadelphia Museum of Art ne hanno acquisito insieme uno, “I through VII” (2015-16), esposto per la prima volta a Filadelfia nel 2016. I tre fili conduttori (lo studio, la performance, il suono) sono connessi alla metodologia di approccio, sia tematico che cronologico, al lavoro di Bruce che proponiamo: sono come filamenti di Dna, zone densamente informate che acquisiscono diverse forme materiali in diversi momenti del lavoro, che uniscono punti di condensazione (le opere) in cui questi elementi appaiono. Mappando questi fili in uno spazio specifico, la mostra prende forma».

Il percorso espositivo sembra essere più tematico che cronologico…
L’itinerario è strettamente connesso allo spazio di Punta della Dogana. Il ritmo è calibrato in modo da guidare i visitatori in un’esperienza fisica e mentale, per ampliare la loro coscienza del tempo e dello spazio attraverso il corpo.

Alcune opere non sono mai state esposte in Italia.
Alcune nemmeno in Europa, come «Walking a Line», 2019, e «Nature Morte», 2020, dove, utilizzando le più recenti tecnologie, Nauman focalizza ancora una volta la sua attenzione sullo studio come luogo della creazione e sul corpo. In «Walking a Line», lavoro in 3D, vediamo Nauman che cerca di mantenere l’equilibrio mentre prova a camminare lungo una linea retta, evidenziando la vulnerabilità del suo corpo in confronto con la sua giovinezza in «Walk with Contrapposto». In «Nature Morte» è un altro tipo di vulnerabilità che percepiamo, quella dello spazio molto intimo di lavoro dell’artista. Attraverso un iPad, possiamo esplorare la stanza, zoomare sui particolari che l’artista vi ha lasciato. «Acoustic Wedge (Mirrored)» è un lavoro realizzato appositamente per la mostra attraverso cui Nauman rivisita spazi architettonici dei primi anni ’70 dove speciali materiali fonoassorbenti condizionano le sensazioni dei visitatori.

Quali prospettive aprono questi nuovi lavori?
La semplicità dell’essenziale, la radicalità della proposta, la nudità di ciò che ci viene offerto, che può incarnare modi di camminare attraverso la vita, in maniera singolare e davvero coscienziosa.

La mostra è accompagnata online da una serie di videoconferenze...
Sono 11 conversazioni in cui artisti, musicisti, storici dell’arte, performer, coreografi, rileggono il loro operato attraverso il lavoro di Nauman. Fornendo chiavi di lettura e mettendo in relazione il lavoro di Bruce con un più ampio ventaglio di espressioni artistiche, le conversazioni diventano un supporto alla mostra che alla fine ne modifica l’esperienza. È solo l’inizio del programma «Nauman Archive for the Future» a disposizione di tutti.

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