Marina Abramovic alias Maria Callas

Da Lia Rumma a Napoli «The grandmother of Performance Art» ripercorre le morti che la Divina ha interpretato sul palco, evidenziando quel destino tragico che lega questi personaggi e alla vita privata della cantante

Marina Abramovich
Olga Scotto di Vettimo |  | Napoli

«Da 25 anni desidero creare un’opera dedicata alla vita e all’arte di Maria Callas. Ho letto tutte le biografie su di lei, ascoltato la sua voce straordinaria e guardato le registrazioni delle sue esibizioni. Come me era un Sagittario, sono sempre stata affascinata dalla sua personalità, dalla sua vita e dalla sua morte. Come tanti dei personaggi che ha interpretato sul palco, è morta per amore. È morta di crepacuore», dichiara Marina Abramovic nella sua autobiografia «Attraversare i muri».

Questo desiderio si è tradotto nel lavoro «7 Deaths of Maria Callas», una produzione multimediale che unisce video e performance dal vivo, in scena dal 13 al 15 maggio al Teatro San Carlo di Napoli, per la prima italiana (ideazione, regia e scene di Marina Abramovic; musiche di Marko Nikodijević). Pochi giorni dopo, il 18 maggio, una personale dell’artista alla Galleria Lia Rumma andrà ulteriormente ad approfondire il lavoro ispirato al celebre soprano di origine greca.

«The grandmother of Performance Art», così come si definisce l’Abramovic, ripercorre le morti che la Divina ha interpretato sul palco, evidenziando quel destino tragico che lega questi personaggi e alla vita privata della cantante: Floria Tosca («Tosca»), Carmen, Violetta («La Traviata»), Cio-Cio-San («Madama Butterfly»), Lucia Ashton («Lucia di Lammermoor»), Norma, e Desdemona («Otello»). Lo spettacolo è una coproduzione internazionale tra Teatro di San Carlo, Bayerische Staatsoper, Deutsche Oper Berlin, Greek National Opera Athens, Liceu de Barcelona, Opéra National de Paris.

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