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Musei

Lumen, sperimentazione ad alta quota

In vetta alle Dolomiti il primo museo in Italia dedicato alla fotografia di montagna

Lumen museum è il primo museo di fotografia di montagna in Italia

Plan de Corones (Bz). Lumen, il primo museo in Italia dedicato alla fotografia di montagna nell’anno in cui le Dolomiti festeggiano i dieci anni dal riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Unesco, è stato inaugurato il 20 luglio. Sede di Lumen - Museum of Mountain Photography è Plan de Corones, sopra Brunico, cima a 2.275 metri di quota all’incrocio tra Val Pusteria e Val Badia, punto d’arrivo di impianti sciistici, teatro (non senza polemiche) di concerti, ma anche luogo di sperimentazioni d’avanguardia.

Si è cominciato nel 2015 con il Messner Mountain Museum, contenitore progettato da Zaha Hadid, formato da tre volumi di cemento e vetro con una terrazza che si affaccia sulle Odle. All’interno opere d’arte e reperti di scalatori famosi che hanno scritto la storia dell’alpinismo in Dolomiti. Tra questi Reinhold Messner, l’alpinista che negli anni Sessanta infranse il muro del sesto grado, la difficoltà su roccia allora considerata invalicabile, e primo al mondo a scalare senza ossigeno le 14 cime che superano gli 8mila metri.

L’alpinista altoatesino è presente all’interno di Lumen nello spazio Messner incontra Messner, creato con la ditta Durst di Bressanone, che ha avviato un progetto per testare le applicazioni di una futura fotografia simultanea a 360 gradi da convertire in stampe 3D e ologrammi. Impressionante anche la sala degli specchi, che riesce a creare il senso di vertigine: immagini di tramonti, boschi, paesaggi alpini, proiettate a tutto campo, si rifrangono e si moltiplicano sugli specchi che rivestono soffitto, pareti e pavimento con un effetto disorientante.

Ovviamente non poteva mancare la sezione storica dei pionieri della fotografia d’alta quota, dal dagherrotipo all’ambrotipia, esploratori come Vittorio Sella e i fratelli Boisson che hanno illustrato le Alpi, il Caucaso, l’Antartide con centinaia di lastre di vetro. Quattro piani per un totale di 1.800 metri quadrati espositivi, ove si svolgono mostre temporanee di fotografi viventi e un’esperienza «adrenalinica» nella sala Red Bull con le immagini del principale concorso mondiale di fotografia d’avventura.

Reinterpretando la vecchia stazione d’arrivo della funivia, l’architetto Gerhard Mahlknecht ha sostituito l’ingresso delle cabine con un gigantesco otturatore. Un occhio che si apre e chiude sullo skyline di cime all’orizzonte.

Giulia Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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