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Mostre

Ludwig Pollak, archeologo, antiquario e collezionista

A 150 anni dalla nascita e 75 dalla morte ad Auschwitz due mostre lo ricordano

Il cosiddetto «Vulneratus deficiens» identificato da Pollak sul mercato romano, ricomposto e acquistato dal Metropolitan (opera non in mostra)

Roma. L’avevamo annunciata ad aprile, in occasione della trascrizione ora conclusa (è in corso la traduzione in inglese) dei primi cinque dei 25 volumi di diari di Ludwig Pollak (1868-1943) custoditi al Museo Barracco, che ne conserva biblioteca e archivio donati dalla sua unica erede Margarete Süssman Nicod.

Per commemorare i 150 anni dalla nascita e i 75 dalla morte ad Auschwitz, «Ludwig Pollak. Gli anni d’oro del collezionismo internazionale», curata da Claudio Parisi Presicce e Orietta Rossini (catalogo Gangemi), ricostruisce dal 4 dicembre al 5 maggio nelle due sedi del Barracco e del Museo Ebraico la parabola di vita di uno dei massimi archeologi, antiquari ed esperti d’arte a cavallo tra Otto e Novecento, amico di tutti, consultato da tutti, un pioniere per molti versi: il primo, per esempio, a redigere cataloghi ragionati degli ori antichi, grazie alla raccolta di pezzi greci dell’ambasciatore russo a Costantinopoli Aleksandr Nelidof, e più tardi di bronzetti rinascimentali, grazie alla collezione dell’antiquario romano Alfredo Barsanti, poi donata a Mussolini e ora a Palazzo Venezia.

La mostra ripercorre gli stretti rapporti coi maggiori curatori di musei e collezionisti dell’epoca, sottolineando l’importanza delle sue radici ebraiche nella cultura europea e americana prima dell’orrore dei totalitarismi. Vengono tirati fuori i pezzi della sua collezione quasi mai esposti, pure donati al Comune di Roma e sparsi tra Palazzo Braschi e Musei Capitolini, allestiti insieme a una scelta di foto d’epoca (in via di restauro), cimeli, diari e manoscritti. Sono ricordati gli esordi come esperto di ceramica; i suoi legami con Freud a Vienna nel 1917 conosciuto attraverso Emanuel Löwy, prima cattedra di archeologia in Italia; le sue maggiori imprese, tra cui quelle del Laocoonte e dell’Atena e Marsia di Mirone; il progressivo declino dell’attività  fino all’avvento del Nazismo. La sezione degli ultimi anni, curata da Olga Melasecchi al Museo Ebraico, espone anche documenti del Vaticano sul tentativo di salvargli la vita.

In mostra arrivano da Londra oggetti antichi dalla collezione Freud da lui classificata, rari cataloghi dalla Germania, pezzi da Palazzo Braschi tra cui due vasi di IV e VI secolo a.C. mai esposti, marmi celebri dai Capitolini come la Dama Flavia e una testa di Atena originale greco, i dipinti di casa Pollak datati dal Sei all’Ottocento e molte curiosità. Un percorso dentro il museo segnalerà le circa 30 sculture acquistate dal barone dietro suo consiglio, come i tre rilievi funerari palmireni. Nel 2019, sempre d’intesa con l’Istituto Italiano di Studi Germanici, si proseguirà con la trascrizione e traduzione di altri cinque suoi diari.

Federico Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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