Luci etrusche a Cortona

Al Maec l'illuminazione (anche di luce naturale) nel mondo antico

Un particolare del lampadario di Cortona
Giuseppe M. Della Fina |  | Cortona

Tra i capolavori della bronzistica etrusca va annoverato il lampadario di Cortona. Si tratta di un’opera databile, secondo le proposte più recenti, nell’ultimo trentennio del IV secolo a.C. e realizzata in un’officina di bronzisti localizzabile a Velzna (Orvieto), una città in stretto contatto con Chiusi e la Valdichiana e dove è attestata una lunga tradizione di artigianato artistico specializzato nella lavorazione dei metalli e nella coroplastica.

Il lampadario venne realizzato con ogni probabilità per un santuario ubicato nella zona di Camucia, lungo una delle principali vie d’accesso a Cortona. Il suo rinvenimento casuale avvenne il 14 settembre del 1840 e nel 1842 fu depositato presso l’Accademia Etrusca.

Intorno a esso, proprio negli spazi del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (Maec), è stata allestita la mostra «Luci dalle tenebre. Dai lumi degli Etruschi ai bagliori di Pompei», curata da Paolo Bruschetti, Luigi Donati e Vittorio Mascelli (fino al 12 settembre, catalogo Tiphys) con la collaborazione della Fondazione Luigi Rovati di Milano, della Banca Popolare di Cortona e di altri enti.

L’esposizione affronta il tema della luce nel mondo etrusco presentando, attraverso una serie di testimonianze archeologiche, le soluzioni ideate per utilizzare la luce naturale negli ambienti chiusi, come, ad esempio, le abitazioni, e per ottenere una luce artificiale durante la notte o negli spazi oscuri.

Tra le soluzioni individuate si possono ricordare i candelabri e gli incensieri a volte di altezza notevole, com’è testimoniato negli affreschi della tomba Golini I, sempre di Velzna, dove svettano sulle teste dei personaggi raffigurati; i graffioni in bronzo o in ferro con cordoni infiammabili, che potevano essere trasportati grazie all’impugnatura realizzata in legno; le candele raffigurate per la prima volta proprio negli affreschi della tomba appena ricordata; le lucerne che, fra gli Etruschi, risultano meno diffuse che nel mondo greco e punico. Un combustibile utilizzato ampiamente era l’olio, di cui nulla doveva andare perduto.

Lungo il percorso espositivo lo sguardo si allarga alla Sardegna nuragica e a Pompei e quindi al mondo romano. Proprio in conclusione di esso si possono osservare manufatti in bronzo recuperati nella città vesuviana in uso sino alla tragica eruzione del 79 d.C. Tra essi spiccano per interesse una lucerna trilicne, decorata da una sirena realizzata in stile arcaizzante, e l’Efebo di via dell’Abbondanza: una statua in bronzo, ad altezza quasi naturale, riadattata a uso di portalampade.

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