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Mostre

Licini paesaggista francesizzante

Novanta dipinti nel centro studi e casa museo a Monte Vidon Corrado

Osvaldo Licini «Paesaggio marchigiano», 1926

È noto per la sua inconfondibile astrazione fantastica, scelta da Fabio Fazio come fondale scenografico anche per l’ultima edizione del programma di Rai2 «Che tempo che fa». Ma è sorprendente scoprire quanto Osvaldo Licini si sia dedicato anche al paesaggio. Lo documenta «La regione delle madri. I paesaggi di Osvaldo Licini», la mostra con novanta dipinti e trenta disegni esposti dal 25 luglio all’8 dicembre nel Centro Studi Osvaldo Licini e nella Casa Museo, dove il pittore nacque nel 1894 e si stabilì dal 1926 con la moglie Nanny Hellström, la pittrice svedese conosciuta a Parigi. Promossa dalla Regione Marche e organizzata dal Comune di Monte Vidon Corrado con il Centro Studi liciniano, l’esposizione è curata da Daniela Simoni (nella foto).

«Una mostra sui suoi paesaggi non è mai stata allestita, anche se questo è il vero fil rouge della sua arte», spiega la curatrice e direttrice del Centro Studi. «L’idea di fondo è di evidenziare quella che Zeno Birolli nel libro sugli scritti liciniani Errante, erotico, eretico definisce “circolarità del tempo”: nei dipinti Licini stratifica, cancella, sovrappone, rielabora temi iconografici e schemi compositivi che permangono nelle diverse fasi stilistiche». Parlando di paesaggi, tra i riferimenti cari al pittore vi sono «soprattutto Cézanne, insieme a Van Gogh e Matisse: li ritroviamo tutti come suggestione. Nelle marine è più presente Matisse, nei paesaggi marchigiani Cézanne. Stefano Brancalente ha trovato le chiavi interpretative di alcune opere astratte in scritti di Jean Cocteau, che Licini conobbe a Parigi. La cifra francese è molto presente». Accompagnata da un’approfondita ricerca e analisi sui dipinti condotta da Mattia Patti, la mostra esplora anche la storia espositiva dei paesaggi figurativi del pittore, documentata nel catalogo (Electa) da Bianca Lucia Maglione: «Licini li ha esposti anche nelle fasi successive, quella astratta e quella del figurativismo fantastico», conclude Daniela Simoni. Segno che il tema non è mai sparito dal suo orizzonte.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020

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