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Mostre

Leonardo scienziato e sperimentatore

Le Scuderie del Quirinale rendono omaggio al genio del maestro

Un foglio (f 30 verso) dal Codice Atlantico di Leonardo da Vinci. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana-Pinacoteca

Roma. Dal 13 marzo al 30 giugno le Scuderie del Quirinale celebrano il cinquecentenario della morte di Leonardo (1452-1519) con una mostra, «Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza», curata da Claudio Giorgione, del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica di Milano (Must), coadiuvato da un comitato scientifico presieduto da Pietro Marani, e organizzata in collaborazione con il Must e la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano.

A rendere omaggio al genio leonardesco, come si sa, non è solo l’Italia: la Francia, dove l’artista visse nell’ultimo periodo della sua vita, è il Paese che nelle celebrazioni ha investito i fondi più consistenti. In realtà il taglio tematico della mostra romana non risulta così originale; con le celebrazioni leonardesche le mostre si sono moltiplicate, e solo in Italia sono oltre un centinaio gli eventi, ma questa delle Scuderie del Quirinale è una sorta di «nave ammiraglia» per la concezione e i materiali esposti.

«La mostra indaga l’opera leonardesca dando una visione a tutto tondo del genio rinascimentale, immerso nella cultura umanistica con la quale si relaziona e si nutre, spiega Mario De Simoni, presidente e amministratore delegato di Ales e responsabile delle Scuderie del Quirinale. L’idea di Leonardo genio isolato è in parte frutto della grande mostra del 1939 presso il Palazzo dell’Arte di Milano, che ne fece un simbolo insuperato del genio italico, funzionale al periodo autarchico fascista».

Dalla formazione fiorentina nella bottega del Verrocchio al soggiorno milanese presso la corte di Ludovico il Moro, dove Leonardo si trasferisce verso il 1482, fino al periodo romano dall’ultimo scorcio del 1513, la mostra cerca di restituire la mente poliedrica di Leonardo. È alla corte sforzesca che riesce a esprimere la sua natura scientifica versatile e i suoi interessi innovativi di pittore, un’attività molto ristretta ma di forte risonanza. Nella mostra la sua produzione artistica non è stata considerata, anche se frutto di studi che vanno dall’anatomia all’ottica, dalla prospettiva alla geometria e alla meccanica applicata al corpo umano.

La Veneranda Biblioteca Ambrosiana presta invece dieci fogli del «Codice Atlantico», la più vasta raccolta di disegni e scritti di Leonardo, che sono l’incipit di altre sezioni, volte a esplorare i grandi temi del pensiero tecnico e umanistico leonardesco, anche attraverso le macchine ricavate dai suoi studi e realizzate per la «Mostra della scienza e tecnica di Leonardo» a Milano nel 1953.

Altro punto focale della mostra è un tentativo di ricostruzione della biblioteca di Leonardo attraverso una trentina di manoscritti, a cominciare dal Trattato di architettura di Francesco Di Giorgio Martini, nella copia prestata dalla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze e posseduta da Leonardo.

Inoltre De Divina Proportione di Luca Pacioli, appartenuto a Ludovico il Moro, proveniente da Ginevra: «La ricostruzione ideale della biblioteca di Leonardo è frutto anche di un esame dei manoscritti all’epoca custoditi nelle corti, come Urbino, Roma, Ferrara, centri culturali dotati di un proprio carattere, conclude De Simoni. Leonardo è una figura cardine di questa cultura rinascimentale e simbolo dell’universalità dello spirito umano teso a indagare e a comprendere le leggi della natura, oggi più di prima». Saranno infatti esposte opere d’arte e materiali di altri artisti, di filosofi e studiosi delle scienze e dell’ingegneria.

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 395, marzo 2019


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