Le visioni scardinate del Macro

A Roma riapre con otto esposizioni il progetto Museo per l’Immaginazione Preventiva

Una veduta della mostra «Campo di Marte» di Nathalie Du Pasquier, allestita al Macro nella sezione Solo/Multi del progetto Museo per l’Immaginazione Preventiva. Cortesia dell’artista. Foto Agnese Bedini e Melania Dalle Grave di DSL Studio
Francesca Romana Morelli |  | Roma

Al Macro il progetto Museo per l’Immaginazione Preventiva del direttore Luca Lo Pinto propone figure e temi che tendono a scardinare le comuni visioni dell’arte e della società. Ha ripristinato la grande sala nel foyer, dove la sezione «Solo/Multi» ospita mostre monografiche che coinvolgono lo spettatore. Fino al 20 giugno Nathalie Du Pasquier (1957) utilizza le opere come strumenti per crearne altre, ma soprattutto sospinge lo spettatore all’interno di un environment, in cui elaborare una propria «narrazione».

La sezione «Retrofuturo» è un work in progress delle raccolte museali: le pareti tappezzate dalle foto dei depositi del Macro eseguite da Silva, mentre sono esposti lavori delle ultime generazioni, a cominciare da undici artisti. Fino al 27 giugno, «Aritimici» espone video del performer tedesco Wolfgang Stoerchle (1944-76), attivo negli Usa, dove ha lavorato sulla sessualità e l’identità, evidenziandone gli aspetti più vulnerabili, e influenzato una generazione di artisti californiani.

«Palestra» è un laboratorio per testare idee e lavori in fieri. Fino al 13 giugno la giapponese Soshiro Matsubar (1980) propone una sorta di Wunderkammer densa di simboli e allegorie sulla storia intima di Marguerite Khnopff, sorella e musa del pittore belga. Fino al 31 luglio «#Supplemento» vede l’americano Darren Bader creare sculture in realtà aumentata, che possono essere attivate per mezzo di codici QR. «Polifonia» ricostruisce figure o soggetti mediante una coralità di punti di vista e di linguaggi.

Fino al 6 giugno si focalizza sul regista romano Simone Carella (1946-2016), la cui vicenda è restituita da lavori di artisti, un video dei filmmaker Vega, interventi dal vivo e interviste. Fino al 13 giugno, «#In-design» s’incardina su Boy Vereecken (1982) editorial designer e art director belga, che impiega una metodologia di selezione, rimescolamento ed editing di materiali già esistenti.

«Studio bibliografico», fino al 30 maggio, ricostruisce con materiali inediti il progetto della rivista «Playmen», pubblicata da Adelina Tattilo dal 1967, che le dà un taglio colto e fa spazio a un giornalismo d’inchiesta e di costume, interviste a esponenti di una cultura sovversiva, narrativa e fumetto d’autore. Infine «Musica da camera», fino al 9 giugno si dedica all’etichetta discografica indipendente Editions Mego (1995-2020).

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