Le superbe delicatezze di Antoine de Lonhy

Il maestro che ha elevato il Piemonte al più raffinato Rinascimento europeo a Torino e Susa

«Tre profeti» (1480 ca) di Antoine de Lonhy (particolare), Lione, Musée des Beaux-Arts
Alessandra Ruffino |  | Torino

Intorno al 1460, Antoine de Lonhy, già attivo ad Autun, sua città natale, Tolosa e Barcellona (dove aveva realizzato la vetrata di Santa Maria del Mar), viene attratto dall’idea di andare ad Avigliana. Già prima del 1450, in un contesto di mecenati top level, Lonhy aveva eseguito delle vetrate (oggi perdute) per il cancelliere del duca di Borgogna Nicolas Rolin (quello, per capirsi, che commissiona a van der Weyden lo stupendo polittico dell’Hôtel-Dieu di Beaune e che si fa ritrarre da Jan van Eyck).

Metter oggi su uno stesso piano la Borgogna flamboyante nell’autunno del Medioevo, la Catalogna da sempre internazionale e la cittadina piemontese «può farci un po’ ridere», ammetteva Giovanni Romano, ma Avigliana, situata sul percorso della Via Francigena nei pressi di abbazie importanti come la Novalesa e Ranverso, era allora «molto più ricca di Torino, almeno dal punto di vista figurativo» e ciò bastò a richiamare nel Ducato di Savoia «uno dei pittori più superbamente delicati della pittura europea di quegli anni».

A questo maestro a suo agio con varie tecniche (vetrate, miniatura, scultura, pittura, disegno per tessuti) e di cui si sono meglio definiti negli anni profilo e catalogo è dedicata «Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy», mostra dislocata tra il Museo Diocesano di Susa (fino al 7 novembre) e il Museo Civico di Arte d’Antica di Palazzo Madama di Torino (dal 7 ottobre al 9 gennaio). A cura di Simone Baiocco e Simonetta Castronovo, la sezione torinese presenta un’antologia della sua produzione pittorica e miniaturistica, ricostruendo la carriera di un artista capace di portare a sintesi linguaggi figurativi diversi e suggestioni borgognone, catalane, provenzali e piemontesi.

Di levatura europea (nella prospettiva «moderna» e attuale che prende corpo anche nel De Europa di Enea Silvio Piccolomini, 1458), Lonhy & bottega rinnovarono profondamente il panorama figurativo pedemontano e proprio sui rapporti di Antoine con la Val Susa e la Valle d’Aosta è incentrata la sezione ospitata a Susa e curata da Vittorio Natale.

Al Museo Diocesano una quarantina di opere (alcune inedite) illustra l’influenza di Lonhy su scultori e plasticatori locali e su pittori come Gandolfino da Roreto o Martino Spanzotti, di cui sono esposti per la prima volta quattro elementi di una predella prestati da una banca elvetica.

Nel periodo di apertura della mostra, itinerari a tema e aperture straordinarie di monumenti valsusini e valdostani permetteranno di poter cogliere i riflessi del magistero di Lonhy sull’arte delle due regioni. Catalogo Sagep.

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