Le statue «parlanti» di Roma

Nei Musei Capitolini le cariche del cursus honorum in età repubblicana

La Sala con il Gruppo funerario con fanciulla Una veduta della mostra «Cursus Honorum» (2022), Musei Capitolini, Roma Particolare del Togato Barberini
Arianna Antoniutti |  | Roma

I Musei Capitolini, nelle sale al piano terra di Palazzo dei Conservatori, ospitano dal 24 marzo fino al 2 ottobre la mostra «Cursus honorum. Il governo di Roma prima di Cesare». Il progetto espositivo, curato da Claudio Parisi Presicce e Isabella Damiani, ha per tema il cursus honorum, la successione di cariche pubbliche dei magistrati, in questo caso, durante l’età repubblicana (509 a.C. - 27 a.C.). «Quando si pensa a Roma ha esordito Parisi Presicce presentando la mostra, solitamente si pensa all’Impero, più di rado alla Repubblica che fu invece il periodo più lungo, quasi cinque secoli, della storia romana. Abbiamo scelto di raccontare questi secoli, e lo sviluppo del cursus honorum attraverso di essi, puntando alla valorizzazione delle nostre collezioni. A questo scopo abbiamo selezionato, dalle collezioni capitoline e dall’esposizione permanente della Centrale Montemartini, opere poco note, e altre mai visibili al pubblico perché conservate nei depositi. Queste ultime, in occasione della mostra sono state sottoposte a interventi di restauro».

La tradizionale presentazione dei reperti è associata all’allestimento multimediale, attraverso cinque statue «parlanti» che, attivate dai visitatori, illustrano le opere presenti in ciascuna sala. «I racconti ha aggiunto Parisi Presicce sono estremamente rigorosi e offerti al visitatore con strumenti tecnologici del tutto innovativi». Conferma Isabella Damiani: «Ci siamo cimentati in un’inedita unione di registri comunicativi differenti: un’impresa dal risultato molto compatto, e ci auguriamo che il pubblico possa cogliere, nella pluralità delle voci, la complessità dell’età repubblicana».

Pannelli didattici completano il percorso, illustrando le tappe del cursus honorum: questura, tribunato, edilità, pretura, consolato e censura, cariche cui era possibile accedere tramite il requisito del censo e del prestigio famigliare. Le cinque sculture cui è affidata la narrazione sono tre statue in travertino della metà del I secolo a.C., che raccontano episodi di guerra e conquiste, segue il Togato Barberini (I secolo d.C.), che illustra lo ius imaginum, ossia il diritto di conservare in casa i ritratti degli avi, esibiti durante i funerali e in particolari occasioni pubbliche. Tale prerogativa, inizialmente riservata al patriziato, fu estesa nel IV secolo a.C. anche ai plebei che ebbero accesso alle cariche pubbliche. L’ultima sezione della mostra è riservata ai monumenti funerari, narrati da una statua femminile, un Gruppo funerario con fanciulla, realizzato in marmo lunense alla metà del I secolo a.C., che nel suo racconto ricorda il ruolo secondario rivestito dalla donna, tranne rarissime eccezioni, nella società romana repubblicana.

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