Le radici della natura si celano nel mito

Giuseppe Penone da Gagosian e da Fendi all’Eur: «In “Apollo e Dafne” di Bernini c’è la sintesi del mio lavoro. È un’opera legata a un confine labile nella percezione della realtà e della vita, in cui uomo e natura si svelano su un piano di equivalenza»

Silvano Manganaro |  | Roma

La nuova stagione espositiva nella sede romana della Gagosian Gallery comincia sotto il segno di Giuseppe Penone (Garessio, 1947), con la mostra «Equivalenze» aperta dal 27 gennaio al 15 aprile. Non solo; contemporaneamente, l’artista sarà presente nel quartier generale di Fendi all’Eur con un altro importante intervento. 

Giuseppe Penone, può darci un’anteprima di ciò che vedremo da Gagosian?
È una mostra che si sviluppa attorno all’idea del contatto, inteso come conoscenza ed equivalenza delle forme. Il concetto di base è che dell’acqua presa in mano può equivalere, per certi versi, a una manciata di terra… In mostra ci saranno delle opere a muro (disegno e rilievi) e nello spazio centrale ci sarà, stiamo ancora decidendo gli ultimi dettagli, almeno una scultura abbastanza grande. Sono lavori che hanno una radice in un ciclo che ho realizzato negli anni Ottanta e che si intitolava
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