Le partiture insuonabili di Chiari

A Jesi le opere visive del multiforme artista fiorentino

Stefano Miliani |  | JESI (AN)

Fino al 22 novembre Palazzo Bisaccioni della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi raccoglie in «Giuseppe Chiari. Suono, Parola, Azione» una trentina di opere visive del multiforme artista fiorentino (1926-2007), ferrato in matematica e musica. «Un primo nucleo di lavori, spiega il curatore Stefano Verri, riguarda le partiture. Partito da studi di ingegneria, Chiari trasformava il concetto di musica. Come Beuys diceva che tutti sono artisti, lui lo tramutava in un “tutti sono musicisti”. Fa uscire la musica dalla dimensione armonica e la immette nel campo visivo, modifica, cancella e colora la partitura, la trasforma in qualcosa da vedere. Dietro queste partiture “insuonabili” dissacra il canone classico del fare musica. Non per niente crea performance dove “suona” con fogli di carta» (nella foto, un’opera senza titolo del 1980).

Un secondo nucleo, aggiunge Verri, investe «il suo percorso di poeta visivo: ristampa e rielabora fotografie altrui con un segno, scrivendoci sopra, le rende opere proprie». In mostra anche due opere di Gianni Melotti che a Firenze negli anni ’70 fotografava le le performance di Chiari e e compositori in azione come Sylvano Bussotti.

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