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Mostre

Le nozze di fiaba e mito

Antonio Nocera nella Sala del Leone a Pietrasanta

«Sogno dell'angelo» (2018) di Antonio Nocera

Pochi chilometri separano Giugliano, città natale, nel 1566, di Giambattista Basile, da Caivano, dove nel 1949 è nato Antonio Nocera. Al primo si deve la più ricca raccolta di fiabe in lingua napoletana (nientemeno che Benedetto Croce avrebbe poi provveduto a una traduzione italiana), Lo cunto de li cunti, overo lo trattenemiento de peccerille. Nocera è erede di quella passione per il racconto fiabesco e per la cultura napoletana: Pulcinella e Pinocchio sono due personaggi ricorrenti nella sua poliedrica produzione. La sua retrospettiva, aperta sino al 20 settembre a Pietrasanta è allestita in una sede storica, quanto mai adatta a quel perpetuo viaggio nel tempo propiziato da ogni favola e mito.

Nella Sala del Leone sono allestite opere che testimoniano di una profonda conoscenza di tecniche e procedimenti: Nocera spazia dalla pittura alla grafica, dalla scultura al libro d’artista. Quanto ai temi, anche per lui, come per altri artisti (da Emilio Tadini a Jim Dine) Pinocchio è una sorta di ossessione più volte rivisitata in opere che del personaggio collodiano mantengono luci e ombre, quel sottile turbamento colto dai primi illustratori delle vicende del burattino-bambino, Enrico Mazzanti e Carlo Chiostri e intensamente interpretato a teatro da Carmelo Bene.

Nel caso di Nocera, sono il polimaterismo dei dipinti, il gioco delle ombre nella grafica, le metamorfiche «epifanie» di Pinocchio (dal bronzo all’«embossed paper») a creare un’atmosfera in cui «Il sogno, eterno presente», come recita il titolo della mostra, non è esente da inquietudini. Una doppia anima, del resto, incarnata nello stesso Pulcinella, il demone burlone sciocco e saggio a un tempo, di cui Nocera non trascura le radici che affondano nell’antico teatro popolare romano. Altrove, le culture e i riferimenti s’incrociano: fiaba e mito convivono, ad esempio, in una scultura in cui Tersicore, musa della danza la cui capigliatura ha forma di farfalle, è patinata di turchino come la fata di Collodi.

La mostra è patrocinata dal Comune di Pietrasanta, dalla Fondazione Versiliana, dalla Fondazione Collodi ed è sostenuta da Blasteness, Nero Lifestyle e Palazzo Petrucci.

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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