Le istanze ambientali di Salvatore Sava

Alla Fondazione Biscozzi Rimbaud anche opere inedite dello scultore, come i «neri» polimaterici o i lavori in legno, in resina, in fibra di vetro e smalto

Salvatore Sava
Massimiliano Cesari |  | Lecce

Continua l’attività espositiva della Fondazione Biscozzi | Rimbaud con la mostra dello scultore Salvatore Sava (1966). L’esposizione «Salvatore Sava. L’altra scultura» (6 febbraio-25 settembre, catalogo Silvana Editoriale), segue quella dedicata al pittore Angelo Savelli e descrive, attraverso circa trenta opere, un ampio e significativo percorso di ricerca dell’artista, già presente con due sculture, «Sentieri interrotti» (1998) e «Rosa selvatica» (1999), nella collezione permanente della Fondazione costituita da Luigi Biscozzi (scomparso nel 2018) e dalla moglie Dominique Rimbaud, attuale presidente.

I lavori esposti tracciano un periodo che va dagli anni Novanta, già esaminato, tra gli altri, dai critici Luciano Caramel e Giuseppe Appella, sino ai momenti più recenti. Una ricerca concretizzata dall’impiego di materiali come il ferro, il legno, la pietra leccese, l’acciaio, e da colori irrituali ed emblematici, come il giallo fluorescente.

Sarà l’occasione, secondo Paolo Bolpagni, direttore artistico e curatore della mostra, di conoscere le opere più celebri connesse alla tematica ambientale, come quella disastrosa della Xylella, e al rapporto, a volte «tossico», tra uomo e natura, ma anche opere inedite. Tra queste i cicli dei «neri» polimaterici, dei lavori in legno, in resina, in fibra di vetro e smalto, dei collage metallici su cartone.

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