Labor-oratorium

Al Museo Hendrik Christian Andersen le meditazioni pittoriche di Giuseppe Modica sullo spazio dell'atelier

Giuseppe Modica, «Studium», 2016
Guglielmo Gigliotti |  | Roma

Al Museo Hendrik Christian Andersen, fino al 24 ottobre, la mostra «Atelier. Giuseppe Modica. Opere 1990-2021» presenta, con 37 lavori, il viaggio da fermo svolto dal pittore siciliano all’interno del suo studio.

In esposizione, infatti, a cura di Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, i dipinti che trattano uno dei temi primari delle meditazioni pittoriche di Modica, lo spazio dell’atelier. Spogli ambienti azzurrognoli, inondati di luce meridiana e metafisica, «siciliana» (l’autore è nato nel 1953 a Mazara del Vallo, ma vive a Roma, dove insegna Pittura all’Accademia di Belle Arti), si aprono con finestre e porte sul mare e sul cielo, e ospitano isolati oggetti, come macchine fotografiche, cubi di Dürer, squadre, sfere, carte geografiche, scale a pioli, e quadri nel quadro.

Moltiplicatori di spazi e spaesamenti sono gli specchi, poggiati alle pareti. Spiega l’artista: «Più volte nelle mie note scritte mi sono soffermato sullo studio-atelier inteso come labor-oratorium: è nell’atelier che si riordinano e chiariscono le idee; è in questo luogo magico che avviene la conversione alchemica dei pensieri, dei frammenti di memoria e delle annotazioni (schizzi, prove di colore, collage, foto ecc.) che si organizzano e prendono forma divenendo pittura, configurazione visiva».

La sua trentennale riflessione sullo spazio della creazione parte dallo studio di tutti gli aspetti e i motivi impliciti nel «Las Meninas» di Velázquez, dal tema del rispecchiamento a quello del luogo dove si realizza la pittura. Ad apprezzare questa poetica fu Leonardo Sciascia, che ne scrisse, e a cui è dedicata la mostra, nel centenario della sua nascita.

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