La storia singolare del Palazzo Reale di Genova

Dalla Repubblica dei dogi a Palazzo Durazzo acquistato da Carlo Felice, fra i pochissimi che abbia realizzato e reso pubblica una catalogazione completa delle opere

La sala delle udienze del Palazzo Reale di Genova
Andrea Merlotti |

Fra i palazzi reali italiani, quello di Genova ha una delle storie più singolari. Si tratta, infatti, di un Palazzo Reale nato quando lo Stato in cui si trovava perdeva la sua indipendenza. Se altrove le regge e i palazzi erano stati costruiti da dinastie che ne avevano fatto il centro politico e simbolico del loro potere, a Genova la vicenda fu diversa.

La città, infatti, era stata per anni il centro d’una delle poche repubbliche d’Europa e i dogi, eletti nelle fila del patriziato cittadino e in carica per soli due anni, avevano la propria sede nel Palazzo Ducale. Una situazione, quindi, gemella (pur se con alcune sostanziali differenze) a quella dell’altra grande repubblica europea e italiana: Venezia. Come nel caso di quest’ultima, a cambiare il destino della città era stata la conquista napoleonica.

La Repubblica, pur riformando le sue leggi, era sopravvissuta sino al 1805, ma alla fine era stata annessa all’Impero francese. Fra 1814 e 1815 l’aristocrazia dell’antica Superba aveva sperato di ricuperare l’antica indipendenza. Ma così non era stato. A divenire doge, anzi duca, di Genova fu chiamato Vittorio Emanuele I di Savoia. A lui toccò in sorte, quindi, di realizzare quello che per molti dei suoi antenati era stato un sogno, ma per quasi tutti i nobili genovesi, invece, un incubo.

I Savoia decisero di dotarsi anche a Genova di un Palazzo Reale. Non costruendolo ex novo, però, ma acquistando e adattando alle loro necessità un palazzo dell’aristocrazia genovese. Fu Carlo Felice, nel 1824, a comprare Palazzo Durazzo (che abitava, però, già dal 1822), dimora seicentesca di quella ch’era stata una delle più grandi famiglie genovesi.

Ebbe inizio allora il decennio d’oro della nuova reggia. Non amando Torino, Carlo Felice volle infatti fare di Genova la sua capitale, passandovi gran parte dell’anno. La triste fama che il Risorgimento ha tratteggiato intorno a «Carlo Feroce» ha reso impossibile sino ad oggi una corretta ricostruzione della figura e dell’opera di colui che si sentiva (e in effetti fu) l’ultimo Savoia. Non molto migliore fortuna ha avuto Carlo Alberto, l’altro Savoia (ramo Carignano, Ndr) che ha più abitato il palazzo genovese.

Una storia certo difficile da raccontare, quella che caratterizza il Palazzo Reale di Genova (nel quale, peraltro, la vicenda dei Durazzo interseca quella dei Savoia, in un dialogo che trova pochi eguali nel pur variegato mondo delle regge europee). Eppure, grazie a un lavoro di decenni, il Palazzo Reale di Genova ha conquistato un posto di tutto rispetto fra le residenze reali italiane.

Tra l’altro è fra i pochissimi che abbia realizzato e reso pubblica una catalogazione completa delle opere. Tre volumi su quattro previsti sono stati sinora pubblicati a cura di Luca Leoncini per l’editore Skira: un’opera di grande qualità, che palazzi reali più celebri e celebrati non sono stati capaci di eguagliare.

Nello stesso tempo, i responsabili del Palazzo hanno saputo farlo partecipare alla vita culturale cittadina, come importante polo espositivo. Negli ultimi anni le sue sale hanno accolto mostre che, prendendo spunto dalla storia e dall’arte del palazzo, hanno fatto nuova luce a momenti e figure meno noti (ma non meno rilevanti) della lunga e gloriosa storia di Genova.

Penso, per esempio, alla mostra «Il Re Nuovo. Carlo Alberto nel Palazzo Reale di Genova», tenutasi nel 2018, e a «Mogano Ebano Oro» che nel 2020 ha permesso, fra l’altro, di restituire il giusto rilievo a un raffinato artigiano quale l’inglese Henry Thomas Peters.

Ma il Palazzo non guarda solo l’effimero passato regale della città. Le sue mostre affrontano anche anni recenti. Fra 2019 e 2020 le antiche sale hanno ospitato le fotografie che Giorgio Bergami ha dedicato al quartiere di Prè. Nel 2022 sarà il Teatro del Falcone ad accogliere la mostra «Genova Sessanta. Arti visive. Architettura e società», che, a cura di Alessandra Guerrini e del citato Leoncini, promette d’esser una riflessione attenta e affascinante sul decennio d’oro di Genova nel XX secolo. Un Palazzo Reale, insomma, pienamente inserito nella città in cui sorge e la cui storia è ben lungi dall’essere conclusa.

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