La rinascita di Palazzo Vendramin Grimani

La Fondazione dell’Albero d’Oro che fa capo al finanziere francese Gilles Etrillard ha restaurato la magnifica dimora di Pietro Grimani, oggi visitabile e con un’ampia offerta culturale che spazia dal collezionismo del Cinque e Settecento alle residenze d’artista alle mostre di arte contemporanea

Una sala di Palazzo Vendramin Grimani a Venezia © Ugo Carmeni e Fondazione dell'Albero d'Oro Una sala di Palazzo Vendramin Grimani a Venezia con gli acquerelli di Yvan Salomone e le fotografie di Patrick Tourneboeuf © Ugo Carmeni e Fondazione dell'Albero d'Oro Sala del doge di Palazzo Vendramin Grimani a Venezia con «Ritratto di bambina» di Lorenzo Tiepolo. Foto Massimo Pistore La facciata sul Canal Grande di Palazzo Vendramin Grimani a Venezia © Ugo Carmeni e Fondazione dell'Albero d'Oro Una sala di Palazzo Vendramin Grimani a Venezia © Ugo Carmeni e Fondazione dell'Albero d'Oro
Enrico Tantucci |  | Venezia

A Palazzo Vendramin Grimani, a San Polo, ora legato alla Fondazione dell’Albero d’Oro, si è aperta una nuova pagina del collezionismo di arte antica, dedicata soprattutto ai frutti delle collezioni rinascimentali e settecentesche. Il magnifico palazzo affacciato anche sul Canal Grande, già dimora nel ’700 del doge Pietro Grimani, dopo due anni di lavori di restauro, in parte ancora in corso, è stato aperto al pubblico con un percorso di visite guidate che lo illustra nella sua ritrovata e preziosa integrità, tra stucchi e affreschi, arazzi e raccolte di preziosi ventagli d’epoca.

Impreziosito da una ricca collezione di opere che in parte sono legate alla sua storia e che dall’altra si legano appunto al collezionismo antico, con una serie di prestiti che proseguiranno nel tempo, a rotazione. Fino al 10 marzo nella Sala del Doge è attualmente esposto per la prima volta il settecentesco «Ritratto di bambina» di Lorenzo Tiepolo.

Ma ci sono anche gli acquerelli del pittore francese Yvan Salomone, le immagini fotografiche di Patrick Tourneboeuf, quelle del veneziano Ugo Carmeni, «Invisibilia», e il gruppo di sculture in vetro «Anatomia dell’Oceano» di Daniela Busarello. Presidente della Fondazione dell’Albero d’Oro, nata per sostenere il progetto, è il finanziere francese Gilles Etrillard con la sua omonima fondazione e con una governance tutta francese. Dove però ha un ruolo centrale l’architetto Daniela Ferretti, per circa trent’anni responsabile degli allestimenti delle mostre dei Musei Civici, per curare i percorsi espositivi.

Le fotografie di Patrick Tourneboeuf documentano l’evoluzione dell’edificio prima e dopo i restauri e la ricomposizione delle collezione disperse, tra cui quella delle statue che decoravano la dimora. ll restauro ha restituito il suo splendore geometrico alla facciata che guarda sul Canal Grande, con i rivestimenti in pietra d’Istria, gli inserti di porfido rosso egiziano, di marmo verde, di cipollino rosso iassense.

Sono appena state presentate le linee programmatiche della Fondazione per il biennio 2022-24, nel quale l’attività espositiva e quella di ricerca, avviate nel 2021, si consolideranno e arricchiranno con progetti nuovi e ambiziosi. Tra gli altri, la nascita della nuova collana editoriale «I Quaderni dell’Albero d’Oro» associata al progetto «Opera in studio», un programma di residenza e un’esposizione dell’artista messicano Bosco Sodi che, in primavera, in occasione della Biennale Arte, produrrà gran parte delle opere in situ dialogando con gli spazi, le opere e le memorie del palazzo.

L’artista inoltre posizionerà a pavimento 195 piccole sfere di argilla, modellate dal suolo di Oaxaca e lì cotte in un forno improvvisato sulla spiaggia. Ogni visitatore sarà invitato a spostare uno dei globi in miniatura modificando così costantemente l’installazione. Per il 2023 sono in programma due grandi mostre: un primo progetto che valorizzerà il tema del dialogo tra culture dedicato al viaggio del veneziano Niccolò Manucci nell’India Moghul e la grande mostra dedicata alle collezioni d’arte delle famiglie Grimani Marcello.

Il tema della residenza d’artista tornerà ad animare la stagione successiva. La nuova fondazione legata al palazzo si propone tra l’altro di sostenere progetti culturali, artistici, studi e la ricerca attraverso premi e borse di studio. E anche di divulgare il contributo degli stranieri nelle azioni di salvaguardia di Venezia.

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