La religione come arma

Attraverso la sua opera, l’artista ucraino Sasha Kurmaz sottolinea l’implicazione della chiesa ortodossa russa nell’attuale conflitto

«Il Tempio della Trasfigurazione» di Sasha Kurmaz
Francesca Petretto |  | Berlino

A metà marzo la neo ministra della cultura Claudia Roth lanciava un appello alle istituzioni culturali tedesche affinché dessero più spazio e voce all’arte ucraina. Davanti alla sede dell’Accademia delle Arti di Berlino compariva l’installazione dell’artista di Kiev Sasha Kurmaz (1986) intitolata «Il Tempio della Trasfigurazione», una parodia del cosiddetto «ordine russo» che cerca di tenere sotto il controllo della chiesa ortodossa moscovita l’Ucraina indipendente:
Il tempio di Kurmaz assomiglia di primo acchito a una roulotte malandata in legno o un vecchio mezzo militare sovietico con finestre dai vetri sfondati, ma l’apparente trasandatezza generale si trasforma sulla sommità del tetto, con la cupola ortodossa e la croce d’oro russa, in una potente promessa di unità della Chiesa ortodossa ucraina e del Patriarcato di Mosca.

L’opera riproduce in miniatura uno dei tanti esempi di «edifici religiosi pop-up» che si trovano oggi in molti territori dell’Ucraina dove estemporaneamente spuntano, senza il permesso delle amministrazioni locali dello Stato repubblicano, al fine di manipolarli attraverso la religione. Il potere della Chiesa ortodossa russa dalla nomina di Cirillo I, nel 2009, a suo Patriarca è rinato e l’antica autorità di età zarista quasi totalmente ripristinata.
Col suo assurdo tempietto Sasha Kurmaz cerca di spiegarci che la protagonista della vicenda in corso in Ucraina è proprio quella Chiesa, nella fattispecie della sua costola ucraina, attiva alleata dal 2014 e ora partecipe dell’aggressione militare russa.

Come abbiamo imparato in oltre un mese di guerra, con la proclamazione dello Stato indipendente nel 1991, anche parte della Chiesa ucraina si separò da quella centrale moscovita: la nuova comunità autocefala d’Ucraina, nazionale e nazionalista, non riconosce l’autorità di Cirillo, al secolo Vladimir Mikhailovich Gundyaev, già sacerdote-ufficiale del Kgb e molto vicino all’allora collega laico distanziato a Dresda Vladimir Vladimirovič Putin.

Ma la parte che è rimasta fedele a Mosca compie da molto tempo una guerra ibrida e d’informazione, distorcendo la realtà, perfetto strumento della propaganda russa, fungendo da copertura per l’attività degli agenti dei servizi di sicurezza che diffondono «lideologia dellordine russo». «Questordine, spiega Kurmaz, vuole minare lidentità nazionale e civile degli ucraini e negare lesistenza del loro stato sovrano. Durante lannessione della Crimea, i popi rimasti fedeli a Cirillo aiutarono le forze speciali russe e i gruppi paramilitari filorussi a disarmare i nostri soldati».

Il fatto che il Patriarca moscovita abbia definito «forze del male» gli avversari della Russia, come le persone lgbt, le femministe, l’Occidente e persino il Covid_19, chiarisce l’ideologia delirante di chi persegue l’antico concetto culturale del «Russkij Mir» (mondo russo), centrale per comprendere il conflitto attuale. In esso la lingua, la letteratura e l’ortodossia russa sono esecutrici di uno speciale potere sociale vincolante dentro uno spazio sacro, cristiano, russo-ortodosso.

L’Ucraina vi gioca agli occhi del Patriarca di Mosca un ruolo centrale in quanto luogo d’origine di quella venerata Ortodossia. Cirillo sarebbe insomma convinto dell’indivisibilità di Ucraina e Russia anche in termini di diritto ecclesiastico; ed è fin troppo chiaro che Vladimir Putin usa questi valori per legittimare l’influenza russa nello spazio post-sovietico e soprattutto la sua missione speciale alias «operazione militare» in Ucraina.

Guerra Russia-Ucraina 2022

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