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Mostre

La prima di Margherita Sarfatti in galleria

Da Fabrizio Russo una cinquantina di opere di una voce influente nell’arte tra le due guerre

«Natura morta con aragosta» di Gino Severini (1932-33; particolare)

Durante il ventennio Margherita Sarfatti era tra le voci più influenti dell’arte. Proveniente dalla ricca borghesia ebraica, coltissima e aperta verso la più avanzata arte europea, tanto da dare vita al movimento del Novecento Italiano, fu un’avversaria strategica e tenace di Cipriano Efisio Oppo, Ugo Ojetti, Antonio Maraini. Fu amante e ispiratrice di Mussolini, che l’allontanò nel 1930, quando il suo potere era consolidato. Purtroppo, in quanto donna che perseguiva ambizioni maschili, non le fu risparmiato nessun colpo.

A ripercorrere la vicenda è Fabrizio Russo (imparentato per via materna alla critica), che dal 10 al 31 ottobre, torna a presentare «Margherita Sarfatti, l’arte in Italia tra le due guerre». Per la prima volta in una galleria privata una mostra a lei dedicata, con una cinquantina di opere (molte un tempo di sua proprietà) che ne delineano la posizione critica.

Tra gli autori Umberto Boccioni al quale fu molto vicina, Giacomo Balla, Mario Sironi con cui condivise ideali e ambizioni, Medardo Rosso e Adolfo Wildt con la versione in gesso e bronzo di «L’anima e la sua veste» (1916-22). È esposta anche «Natura morta con aragosta» di Gino Severini (1932-33) appartenuta a Mussolini, forse dono dell’artista. Una mostra che denota un grande sforzo organizzativo, anche per le opere inedite di Tozzi, De Pisis, Funi, de Chirico, Pasquarosa, Cagli, Marussig, Pirandello.

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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