La natura intelligente di Gavin

I colorati dipinti del pittore caraibico, esposti da Gagosian, sono un inno alla resilienza e all’imprevedibile adattamento del mondo vegetale

«Untitled (Roadside with chicory and wild carrot)» (2023) di Cy Gavin. © Cy Gavin. Cortesia di Gagosian. Foto M3 studio, Matteo D’Eletto
Silvano Manganaro |  | Roma

Dopo aver esposto in gallerie del calibro di Gavin Brown's enterprise (New, York, 2019) e David Zwirner (Londra, 2021), il pittore di origini caraibiche Cy Gavin è entrato nella scuderia di Larry Gagosian all’inizio di quest’anno con una grande mostra a New York, cominciando a lavorare immediatamente dopo a una seconda esposizione da realizzare nella sede romana della galleria.

Da aprile ad ottobre, infatti, l’artista americano (nato nel 1985 a Pittsburgh) ha realizzato una serie di dipinti tra il quartiere San Lorenzo di Roma e il suo studio nella Hudson River Valley nello stato di New York. Esposti oggi in via Crispi, all’interno della mostra «New Paintings» (sino al 23 gennaio 2024), i sette grandi quadri riempiono di colori gli spazi della galleria, affascinando i visitatori con una pittura di grande impatto.
«Untitled (Pollarded white mulberry tree)» (2023) di Cy Gavin. © Cy Gavin. Cortesia di Gagosian. Foto M3 studio, Matteo D’Eletto
Così come per la mostra newyorkese, i soggetti principali sono elementi del mondo vegetale che Cy Gavin sembra andare a cercare negli interstizi, nei particolari e negli accostamenti meno scontati. Con un atteggiamento che sembra mutuato dal Manifesto del Terzo Paesaggio di Gilles Clément, il pittore americano si è soffermato sulle erbe e sui fiori che infestano i muraglioni del Tevere («Untitled - Wall of the Tiber», è un quadro lungo oltre sette metri), così come su un albero di strada con le radici costrette dal profilo geometrico del marciapiede («Untitled - Pollarded white mulberry tree»).
In questi dipinti scompare la figura umana, che pur aveva caratterizzato i suoi esordi legati a tematiche postcoloniali, facendo prendere il sopravvento alla natura e all’elemento vegetale che, come cerca di dimostrare da anni il botanico e saggista Stefano Mancuso, ha una sua intelligenza, forse superiore a quella animale. Non a caso, insieme al bel paesaggio «Untitled - Roadside with chicory and wild carrot» in cui una profusione di floride erbe spontanee rese in bianco, giallo, arancione e verde, sono affiancate alla nera monotonia della strada asfaltata che ne domina il registro inferiore, quadri come «Untitled - Human heart» e «Untitled - Binary stars» rimandano al rapporto tra essere umano, natura e universo.
Dettaglio di «Untitled (Roadside with chicory and wild carrot)» 2023 di Cy Gavin. © Cy Gavin. Cortesia di Gagosian. Foto M3 studio, Matteo D’Eletto
Con la pittura è quindi possibile scrivere un racconto che va dal micro al macro, dalle alghe alle stelle, mantenendo un’unità stilistica in grado di creare una sorta di concordia e armonia assoluta, filtrata da una emotività soggettiva che ci rende partecipi di un modo di vedere il mondo. Non a caso il lavoro di Cy Gavin, che è già entrato in collezioni internazionali come quella del Whitney Museum of American Art di New York, la National Gallery of Canada di Ottawa, la Fondation Louis Vuitton di Parigi e la Fondazione Memmo di Roma, oscilla tra poli opposti,  capaci anche di fondere in una rigorosa ricerca pittorica l’immediatezza sentimentale e uno studiato approccio compositivo.

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