La memoria non deve ingannarci

La Galleria Continua schiera artisti cubani e africani, Giovanni Ozzola e una riflessione sulla storia

Un'opera di Giovanni Ozzola alla Galleria Continua
Laura Lombardi |

Alla Galleria Continua la prima personale in Italia dell’artista cubano Osvaldo González che trasforma lo spazio dell’Arco dei Becci attraverso «Viaje», installazione sul luogo e per il luogo realizzata con nastro adesivo e altre con nastro adesivo e resina su plexiglas, dando al visitatore l’impressione di essere intrappolato come un insetto nell’ambra, ma anche condotto all’interno dell’archivio personale dell’artista, fatto di immagini domestiche, intime, affettive che trovano risonanza in noi.

Nello spazio della Torre è invece la personale di Giovanni Ozzola con «Atto unico» dove, tramite fotografia, scultura e installazioni, sono evocati significati di armonia e di contrasto (come nel dittico «Tā 她 他», 2021), di cielo stellato che rimanda a orizzonte senza limiti, ma anche di segni, squarci, cicatrici urbane, e della volontà di segnalare il nostro punto nevralgico.

«La Matière vivante», a cura di Simon Njami, riunisce invece due artiste africane, Donna Kukama e Nandipha Mntambo, che lavorano, la prima tramite scrittura e performance, la seconda con la performance, sul concetto di «materia prima» alla quale si accede tramite la distillazione finale. Metalli, gessi, legni, ma anche pelli di animali, sono materie ancorate nel presente ma che contengono una memoria e stimolano anche una riflessione dai forti accenti politici.

E sempre di memoria si tratta anche con «Eyes in the sky, Occhi verso il cielo», il progetto curatoriale di Luigi Fassi e Alberto Salvadori che, attraverso le opere di Jonathan De Andrade, Kader Attia, Leila Alaoui, Alejandro Campins, Shilpa Gupta, Aziz Hazara, Jorge Macchi, Ahmed Mater, Susana Pilar, José Antonio Suárez Londoño e Nari Ward, esamina il modo degli artisti di rapportarsi al ricordo, impedendo alla memoria di riprodurre eventi in modo distorto.

Alla tentazione di volgere altrove lo sguardo per non avere a che fare con un passato troppo disturbante o un presente troppo critico, gli artisti rispondono attivando una pratica di ascolto che trae linfa da storie individuali, da testimonianze che non coincidono col racconto ufficiale. Gli occhi si rivolgono verso l’alto, il cielo, per, come spiegano i curatori, «costruire la storia senza subirla, attraversandone la durata e l’avventura, la materia concreta del tempo e la forma individuale e collettiva degli uomini». Tutte le mostre sono fino al 31 agosto.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Laura Lombardi
Altri articoli in MOSTRE