La luce di Murano nel mondo

Un excursus sull’attività della vetreria Venini nelle Stanze del Vetro, nei giorni dell’Italian Glass Week

Salone delle Feste, Albergo Principi di Piemonte, Torino, 1937
Veronica Rodenigo |  | Venezia e Milano

Dal 18 settembre il nuovo appuntamento autunnale alle Stanze del Vetro propone un affondo sull’attività della celebre vetreria Venini nell’ambito dell’illuminazione. In «Venini: Luce 1921-1985» (fino all’8 gennaio, a cura di Marino Barovier) compaiono 81 tra gli esemplari più significativi su piccola e grande scala, in ambienti pubblici e privati come palazzi, teatri, alberghi, uffici.

A disegnarli, grandi firme strettamente intrecciate alla storia della fornace come Vittorio Zecchin, Napoleone Martinuzzi, Tomaso Buzzi, Carlo Scarpa, cui si aggiungono le collaborazioni con Gio Ponti, Ignazio Gardella, Studio BBPR.

Di eccezionale rilievo è la ricostruzione nella Sala Carnelutti della Fondazione Cini del monumentale velario a festoni composti da sfere di cristallo balloton realizzato nel 1951 per adornare la corte interna di Palazzo Grassi, allora Centro Internazionale delle arti e del costume presieduto da Franco Marinotti.

Insieme ad esso, anche la ricomposizione del lampadario a poliedri policromi a cascata (composto di circa tremila elementi) progettato da Carlo Scarpa per il padiglione del Veneto all’esposizione di Torino Italia 61: un modulo prismatico che Venini manterrà nella sua produzione.

L’appuntamento alle Stanze rientra nel calendario dell’Italian Glass Week che, nell’anno internazionale del Vetro, vede la fusione della Vision Milan Glass Week (Milano, 10-18 settembre prevalentemente dedicata al vetro industriale e al design) e della Venice Glass Week (17-25 settembre, dedicata alla produzione del vetro artistico). In entrambe le città un ricco programma di 250 eventi in totale con mostre, workshop, installazioni, visite guidate, incontri culturali e laboratori.

© Riproduzione riservata Velario di Palazzo Grassi a sfere balloton, Venezia, 1951 Disegni per lampade a sospensione nn. 5202, 5204 e 5206, 1933
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