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Mostre

La Galatea di Raffaello a Villa Farnesina

In una mostra i risultati di una campagna di indagini diagnostiche sull’affresco dell'Urbinate

Acquisizione di dati sul «Trionfo di Galatea» di Raffaello in Villa Farnesina. © Villa Farnesina e Bruker Nano Analytics

Dal 6 ottobre al 6 gennaio 2021, Villa Farnesina ospiterà «Raffaello in Villa Farnesina: Galatea e Psiche», mostra che si apre con una scoperta di grande rilevanza per gli studi. In preparazione è stata condotta una campagna di indagini diagnostiche non invasive sull’affresco il «Trionfo di Galatea», realizzato dall’Urbinate intorno al 1512 nella sontuosa dimora di Agostino Chigi, attualmente sede di rappresentanza dell’Accademia dei Lincei. Gli esiti delle verifiche hanno rivelato la presenza nell’affresco del blu egizio, un pigmento sintetico la cui origine è fatta appunto risalire all’antico Egitto, molto utilizzato nel bacino del Mediterraneo e a Roma, e pressoché scomparso nel Medioevo. Antonio Sgamellotti, socio linceo, curatore della mostra con Virginia Lapenta e coordinatore dei lavori di ricerca, illustra i risultati delle indagini.

Com’è avvenuta la scoperta?

I primi a meravigliarci siamo stati noi. Si è trattato di una scoperta del tutto inaspettata. Le indagini sono state svolte in maniera non invasiva, utilizzando tecniche avanzate come la fluorescenza a raggi X a scansione (Ma-Xrf scanning) e la luminescenza imaging indotta da luce rossa (Ril). La Ma-Xrf scanning, in particolare, consente di individuare gli elementi chimici contenuti nella superficie del dipinto. Analizzando i dati raccolti, abbiamo concluso in maniera incontrovertibile che il pigmento utilizzato nel cielo, nel mare e anche negli occhi della Galatea è il blu egizio. Si tratta di un vero e proprio unicum, una dimostrazione sperimentale della precisa volontà di Raffaello di guardare e ritornare all’antico. L’antico non era per Raffaello un interesse puramente teorico, suo desiderio era addirittura riprodurre tecniche e pigmenti che nei secoli erano andati perduti. È illuminante ciò che lo stesso Raffaello scrive a Baldassarre Castiglione: l’umanista mantovano loda la Galatea e il pittore risponde «vorrei trovare le belle forme degli edifici antichi e (...) me ne porge una gran luce Vitruvio». È quanto mai significativo il nome di Vitruvio, perché proprio nel De Architectura era descritta la preparazione del blu egizio, un pigmento artificiale di non facile produzione, dalle specifiche condizioni di proporzioni degli elementi.

In occasione della mostra saranno visibili per la prima volta i disegni scoperti negli anni Settanta sulla parte inferiore delle pareti sottostanti il «Trionfo di Galatea» e il «Polifemo» di Sebastiano del Piombo, coperti da tendaggi dipinti.

Abbiamo analizzato con la Ma-Xrf i disegni della parete sottostante alla Galatea, in particolare una porzione che presenta un palinsesto con due volti sovrapposti. Si tratta di disegni certamente molto antichi, sono state proposte anche attribuzioni, ma le ricerche continuano: è un tema che andremo a sviluppare in seguito.

La seconda sezione sarà dedicata alla Loggia di Amore e Psiche, affrescata da Raffaello e dalla sua bottega nel 1518
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Presenteremo alcuni disegni di quelle che avrebbero dovuto essere le scene cosiddette «terrene» della Favola, mai portate a compimento e la cui realizzazione probabilmente è stata interrotta già nella fase preliminare. Un dato interessante è emerso dall’analisi, compiuta nel 2017, della volta. In un cantiere così complesso, articolato in 305 giornate, abbiamo trovato due soli pentimenti: una spiga in più nell’acconciatura di Cerere, identificata grazie alla fluorescenza a raggi X, e un pentimento, già rintracciato in passato, nell’acconciatura di Venere. Questo dimostra come il progetto fosse ben delineato e definito prima della sua esecuzione, realizzata poi da una bottega di altissimo livello nella quale figuravano artisti quali Giovanni da Udine.

La sezione «La Favola di Amore e Psiche nella traduzione grafica della Regia Calcografia. Disegni, fotografie, matrici», è organizzata con l’Istituto Centrale per la Grafica.

Arianna Antoniutti, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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