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La deserta bellezza di Ferrara

Lo sguardo di Vittorio Sgarbi sulla stagione ventura della città emiliana

Un tratto di una facciata di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. © Nicola Quirico / CC By Sa 4.0

Ferrara torna capitale, restituendo centralità alla cultura. Se ne sono presentati i responsabili e i provvisori programmi nel Teatro comunale, che la precedente amministrazione ha inopinatamente dedicato a Claudio Abbado, invece che al grande compositore Girolamo Frescobaldi, che a Ferrara è nato, prima di trasferirsi a Roma nel 1607, poco dopo la partenza di Caravaggio, per essere organista in Santa Maria in Trastevere, sotto i mosaici di Pietro Cavallini.

Fin dai primi anni di attività Frescobaldi si distinse per la semplicità e l’istintivo nitore dell'invenzione melodica. Non ha evidentemente avuto il meritato apprezzamento dai politici ferraresi del nostro tempo, che hanno preferito l’assai pregevole interprete, culturalmente organico, a uno dei più grandi compositori della storia della musica. Una strana forma di strabismo, essendo Abbado nato a Milano, e non avendo composto fantasie, toccate, capricci, fiori musicali, ricercari, Magnificat, di fondamentale importanza, come Frescobaldi. Ci consola che gli sia dedicato il Conservatorio, fondato in tempi non sospetti, nel 1870.

Così nel marzo 2014 il Comune di Ferrara ha scelto di intitolare a Claudio Abbado il Teatro Comunale. Qui, all’apice della fama internazionale, Abbado ha ripreso a dirigere dopo anni di assenza dall’Italia; qui ha chiamato la Chamber Orchestra of Europe e la Mahler Chamber Orchestra; qui ha voluto ospiti illustri come Luca Ronconi, Roberto Benigni, Luciano Pavarotti, Martha Argerich. A Ferrara, alla fine degli anni Ottanta, Abbado propose di costituire l’Associazione Ferrara Musica, affiancandone l’attività a quella del Teatro Comunale di Ferrara, con l’obiettivo di creare una residenza stabile italiana per complessi orchestrali costituiti dai migliori giovani strumentisti europei.

Nel maggio 2012, quando il terremoto ha messo a rischio anche il patrimonio artistico di Ferrara, Claudio Abbado ha voluto un Concerto straordinario con l’orchestra del Festival di Lucerna, a fianco di Maurizio Pollini, attivando una gara di solidarietà senza precedenti. E l’attività del Teatro comunale ha ripreso regolarmente.

Meriti sul campo, dunque, giustificano l’attenzione riservata ad Abbado, che si conferma ora con la scelta dell’amministrazione comunale di affidare l’eredità di Ferrara Musica a una grande personalità, membro del Consiglio di amministrazione della Scala, che alla musica ha dedicato una parte importante della sua vita: Francesco Micheli, inventore con me, all’epoca assessore alla cultura del Comune di Milano, del Festival Internazionale Mito, che univa le tradizioni di cultura, produzione e attività musicali di Milano e di Torino, con esiti sorprendenti.

Micheli (cui non abbiamo un teatro da dedicare) dedicherà se stesso e la sua passione a riaccendere la cultura musicale ferrarese. E ha inteso subito avvalersi della competenza del primo musicologo italiano, Enzo Restagno, che animerà iniziative degne di una grande città del Rinascimento.

Con lui ha naturalmente immaginato una stagione dedicata a Frescobaldi; un’altra ad Arcangelo Corelli; una collaborazione con il premio per pianoforte Arturo Benedetti Michelangeli, di cui Micheli è sostenitore; un omaggio al grande direttore d’orchestra Giuseppe Sinopoli, in occasione dei vent'anni dalla scomparsa; e una varietà di altre proposte che il Presidente di Ferrara Musica presenta il 29 novembre, con il sindaco Alan Fabbri, l’assessore alla Cultura, ai Musei, ai Monumenti storici, alla Civiltà ferrarese, Marco Gulinelli e il presidente della Provincia Barbara Paron, anche nella prospettiva di un Festival Musicale che potrebbe contare su sedi e palazzi, che la provvidenza, dopo il terremoto, vorrà tutti restaurati, con i loro vasti ambienti: Palazzo dei Diamanti, Palazzo Schifanoia, Palazzo Massari, Castello Estense. «Musica a Castello» potrebbe esserne l’emblema.

Per quello che riguarda la Fondazione Teatro di Ferrara, l’Amministrazione comunale ha indicato il nome di Mario Resca, presidente di Confimprese, che unisce le origini ferraresi e la grande capacità di amministratore, passato anche attraverso l’esperienza di Direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio artistico presso il Ministero per i Beni e attività culturali. È stato commissario straordinario per la grande Brera ed è ora membro del Consiglio d’Amministrazione della Mondadori.

A lui il compito di presiedere il Consiglio del Teatro Comunale, coordinando le attività musicali e quelle della prosa, nella prospettiva di un Festival delle Arti in cui musica, letteratura, arte, fotografia e cinema illustrino la vocazione di Ferrara, ben oltre Spoleto.

Più complessa la questione di Ferrara Arte, dopo anni di commissariamento politico, con i ruoli di Presidente e di consigliere rivestiti dallo stesso sindaco e vicesindaco. Tocca a me ora colmare il tempo di transizione tra l'esposizione di Giuseppe De Nittis, programmata dal precedente Consiglio, e la riapertura, per il momento a tempo indeterminato, di Palazzo dei Diamanti e di Palazzo Massari.

È una situazione difficile, aprendosi un'apparente voragine nella continuità di attività espositive garantite per decenni a Ferrara. Ci aiuta la restituzione, nel mese di marzo, di Palazzo Schifanoia che, nel Salone dei Mesi, ospiterà la mostra di Francesco del Cossa e della scultura del suo tempo, in coincidenza con la ricomposizione del polittico Griffoni a Bologna, dove si svolse la seconda parte dell’attività del grande pittore.

Alle temporanea indisponibilità delle principali sedi espositive di Palazzo dei Diamanti e Palazzo Massari potrà soccorrere una nuova abilitazione degli spazi del Castello Estense e un riallestimento di Palazzo Bonacossi.

In accordo con lo Stato potranno essere accolte mostre anche in casa Romei, così come in palazzi privati recentemente restaurati. La situazione è aggravata dal fatto che, dopo il terremoto, sono chiuse molte chiese, come quelle di San Paolo e di San Domenico, e perfino il Duomo. L’amministrazione dovrà accelerare gli interventi, riaprire molti edifici religiosi, o predisporre visite contingentate.

Per la programmazione, oltre a consultare gli studiosi legati all’amministrazione, come Giovanni Sassu e Maria Luisa Pacelli, dialogherò con un comitato di studio composto da Marco Tanzi, Eugenio Riccomini, Lucio Scardino, Valentina Lapierre, Pietro Di Natale, Francesca Sacchi Tommasi, anche per potenziare il settore dell’arte antica con mostre sulla pittura del ’200 e del ’300 (restituendo finalmente alla città gli affreschi di casa Minerbi Dal Sale, in via Giuoco del Pallone); sulla scultura italiana tra ’800 e ’900; su Antonio da Crevalcore; su Girolamo da Carpi, con il contribuito della studiosa che sta apparecchiandone la monografia, Alessandra Pattanaro; su Guercino a Ferrara; su Canova e Leopoldo Cicognara, il cui famedio è stato profanato, sostituendone il busto di marmo con un gesso vandalizzato, nella Certosa di Ferrara. Inesplorati risultano molti momenti della scultura  tra ’400 e ’500, che meriteranno di essere oggetto di una grande mostra sulla scultura a Ferrara nel Rinascimento.

Nel 2020 ricorre il centenario della morte di Gaetano Previati, da celebrare, con altri artisti ferraresi, nel Castello: penso a Giovanni Battista Crema, Cesare Laurenti, Augusto Tagliaferri, Giuseppe Virgili, Ulderico Fabbri, Ugo Martelli, Adolfo Magrini, Arrigo Minerbi in dialogo con Adolfo Wildt, Beryl Tumiati, Mimì Quilici Buzzacchi.

Una stagione dedicata al simbolismo potrebbe includere Noelqui e il primo tempo di de Chirico, di cui ho previsto una mostra con i dipinti del periodo metafisico, di proprietà del Mart. Una diversa visione metafisica è quella intimamente rappresentata dal pittore danese Vilhelm Hammershøi, di cui si è programmata una mostra in accordo con il museo nazionale di Copenaghen, nella vocazione internazionale di Palazzo dei Diamanti.

Tra gli artisti contemporanei, dopo l’indimenticata e fertile stagione di Franco Farina, andranno programmate le mostre di Domenico Gnoli, Gianfranco Ferroni, Piero Guccione e anche di Antonio Lopez Garcia, Ivan Theimer, Lino Frongia e dei ferraresi Aurelio Bulzatti, Sergio Zanni e del fantastico Adelchi Riccardo Mantovani, emigrato, da operaio, a Berlino e particolarmente dotato.

Nella ricorrenza dei 180 anni dalla nascita della fotografia è in preparazione, sempre con il Mart di Rovereto, una grande esposizione nello spirito di «Venezia 79. La fotografia». Non meno importante sarà garantire sedi adeguate a Fondazioni, raccolte, manoscritti, archivi di ferraresi illustri come Corrado Govoni, Michelangelo Antonioni, Giorgio Bassani, Lanfranco Caretti, Mario Roffi, Franco Giovanelli, Bruno Cavallini, Gaetano Tumiati, Paolo Ravenna, Folco Quilici, Florestano Vancini.

Ferrara sarà anche teatro degli «Stati generali dei Beni Culturali», mettendo a confronto le leggi nazionali con le diverse autonomie del Trentino e della Sicilia. Inizia una stagione nuova, aperta. Un regime della bellezza, che non è mai democratica, ma assoluta. Come assoluta è la «deserta bellezza di Ferrara».

Vittorio Sgarbi, edizione online, 2 dicembre 2019


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