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La cattedrale di luce di Renzo Piano a Mosca

A settembre 2020 aprirà GES-2, ex centrale elettrica del 1907 riconvertita in centro culturale pluridisciplinare

Un rendering della navata centrale del complesso Ges-2. © RPBW

Mosca. Una fabbrica bianca, una cattedrale permeata di luce e abitata da piani intermedi a cui poter liberamente accedere. La metamorfosi di GES-2, ex centrale elettrica del 1907 sulla punta dell’isola di Balchug, nel mezzo del corso della Moscova, sarà compiuta nel settembre del 2020. È quanto annunciato durante la conferenza stampa internazionale di fine ottobre a Mosca e alla quale hanno preso parte tutti gli artefici di un grande progetto architettonico e culturale voluto dalla V-A-C Foundation, istituita nel 2009 dal magnate russo Leonild Mikhelson (Ceo della gas company Novatek) e dalla direttrice, Teresa Iarocci Mavica.

È a quest’ultima che si deve la scelta di Renzo Piano per ridisegnare un’intera, centralissima area, idealmente inscritta in un quadrato di 20mila mq per tramutarla in un centro culturale pluridiscipliare votato al contemporaneo grazie alla curatela artistica di Francesco Manacorda e Katerina Chuchalina. L’architetto genovese e Antonio Belvedere, partner dello studio Renzo Piano Building Workshop, riconfigurano la memoria industriale del sito in un luogo liberamente accessibile attraverso la permeabilità degli spazi concepiti in continuità con le aree esterne.

Lungo la Moscova, su cui affaccia l’ingresso principale: una nuova scalinata come molo digradante; sul lato opposto: un bosco di oltre 420 betulle su di una collina artificiale dalla quale un sentiero verde condurrà ad una passerella panoramica aggettante sul corso d’acqua. È la declinazione del concetto di piazza in quanto spazio di socialità per antonomasia a dominare l’idea progettuale traslato anche negli spazi coperti. Lo stesso proprio anche al Pompidou.

Ma qui il gesto ribelle, non consta in scelte compositive bensì nella sfida delle soluzioni ingegneristiche, operazioni quasi «chirurgiche», per usare le parole di Piano, che hanno permesso di ricavare due livelli ipogei al di sotto del bosco leggero (destinati a parcheggio ma fruibili anche per performace musicali) e uno sottostante l’ex centrale (per esposizioni temporanee); nella scelta della copertura in vetro triplex con celle fotovoltaiche; nel consolidamento in loco di tutte le strutture in acciaio.

Nella destinazione d’uso, il mix funzionale di GES-2 non conosce ripartizioni interne. Nell’ex centrale coesistono una biblioteca, appartamenti per residenze d’artista, laboratori e spazi didattici, spazi espositivi (concentrati principalmente al livello -1) e per performace (come per la tribuna sospesa al centro della navata principale), una caffetteria, uno shop e un teatro da 420 posti a sedere (per proiezioni, conferenze, pièces teatrali e musicali) con ampia vetrata sul bosco verde.

All’esterno di GES-2, in quelli che furono gli ex magazzini della Vodka Smirnoff, demoliti e mantenuti integri per gli spazi voltati in mattoni a vista, trova casa la fucina creativa, interamente dedicata a workshop e laboratori (tra cui tessile, ceramica, legno e metalli, studi di registrazione, fotografia, stampa in 3D). Un progetto che nel suo complesso mira a creare un’istituzione narrativa attorno alla storia e alla contemporaneità della Russia per «abbattere le distanze tra arte e società» afferma Mavica, «e creare una nuova comunità, trasmettendo conoscenza in forma partecipativa». Una partecipazione rimarcata anche da Manacorda e che ben si concretizza nel programma di apertura affidato all’islandese Ragnar Kjartansson. Sei mesi aventi come fil rouge «Santa Barbara», la prima soap opera statunitense che debuttò in Russia nel 1992, e destinata a grande successo.

A Kjartansson, avvezzo ad un approccio performativo con il pubblico in cui concilia musica e teatro, il compito «epico e colossale, quasi di scala Tolstojana» (per usare le sue parole) di riportare in vita, attraverso un vero e proprio set ambientato in GES-2, parte di quegli episodi con un cast di artisti e performer. Un modo per re-immaginare i miti fondativi della Russia post sovietica e meglio comprenderne valori culturali, idee e immagini.

A seguire: altre quattro stagioni di indagine di sei mesi ciascuna: «TruthWhat is realism for?» (che indagherà la necessità di una definizione funzionale di verità, la sua ricerca e verifica nell’era della rivoluzione digitale); «Mother.Why Motherland?» (che s’interrogherà sulle rappresentazioni culturali della Russia attraverso questioni relative a maternità, cura, rapporti di lavoro, famiglia, dinamiche di genere e parentela); «Kosmos Nash. Everyone will be taken into the future!» (dove a fare da protagonisti saranno un possibile futuro e futuribili colonizzazioni del cosmo) e infine «Barely Audible. A still, small voice (1 Re 19:12)», sottile approccio che dai mutamenti della Russia degli ultimi decenni sposta l’attenzione sun un cambiamento di tonalità, presupponendo che anche un'istituzione possa comunicare a bassa voce, ma con potenza, un forte messaggio o una grande rivelazione.

Veronica Rodenigo, edizione online, 14 novembre 2019


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