La casa come set di drammi, il corpo come archivio

Brian Harte e Rusudan Khizanishvili alla Galleria Annarumma

Olga Scotto di Vettimo |  | Napoli

La doppia personale «Endless Worlds» di Brian Harte e di Rusudan Khizanishvili alla Galleria Annarumma (dal 13 marzo fino al 13 aprile) è costruita su un confronto tra universi visivi e culturali molto diversi. Brian Harte (Irlanda, 1978) dichiara da subito la prospettiva da cui intende guardare il mondo: «La casa funge per me da arena per i dipinti, un set in cui rappresentiamo tutti i nostri drammi e il nostro potenziale».

Eppure si tratta di una dimensione domestica distaccata, immersa in atmosfere rarefatte che sembrano anche contrastare con i fondi colorati che usa per i suoi dipinti. Le nature morte, i ritratti e gli oggetti ordinari che popolano le sue tele sono spesso la risposta a tutto quello che lo circonda: le fotografie di famiglia, i giocattoli della figlia, gli elementi di arredo della sua abitazione, dalla quale l’artista ha accesso al suo studio.

I lavori di Rusudan Khizanishvili (Georgia, 1979) affrontano principalmente il tema della donna, attraverso rappresentazioni di eroine di cui si scorgono ruolo, forza e  la capacità di incarnare archetipi che condensano le informazioni genetiche di un patrimonio di circa 4mila antenati, come rivelerebbero i più recenti studi scientifici. Il corpo, quindi, è qui inteso come una sorta di protesi sensoriale, capace di superare le costrizioni della condizione spazio-temporale in cui è bloccato, per creare nuove dimensioni, che valicano i confini fisici e che consentono viaggi infiniti tra mondi diversi.

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