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La burocrazia peggio del terremoto

Nel Centro Italia terremotato la ricostruzione è tragicamente assente

Veduta di Amatrice con le torri Civica e di Sant’Emidio (foto tratta dalla mostra online della Biblioteca Hertziana di Roma)

Nel Centro Italia terremotato la ricostruzione è tragicamente assente:  in 138 Comuni colpiti, su 80mila case inagibili solo 2.544 sono state riparate. E su quasi 950 chiese ferite ne sono state restaurate un centinaio.

Dal 24 agosto 2016 l’Amatrice storica è una spianata con pochi e solitari pinnacoli come la Torre Civica ingabbiata o, a poca distanza, l’impianto della monumentale Chiesa di San Francesco in gran parte crollata con le scosse del 30 ottobre seguite a quelle del 26 ottobre. Il paese laziale dimostra come nel Centro Italia terremotato la ricostruzione sia tragicamente assente: dal Reatino appenninico alla Valnerina in Umbria, dalle Marche centro-meridionali all’Abruzzo settentrionale.

In 138 Comuni colpiti, su 80mila case inagibili solo 2.544 sono state riparate e solo 2.758 hanno il cantiere in corso; su 14mila domande per contributi a fondo perduto, 5.325 sono state accolte, quasi un anno è il tempo d’attesa. Circa 8mila persone alloggiano nelle casette Sae, le Soluzioni abitative d’emergenza, in villaggi privi di identità. Su quasi 950 chiese ferite, ne sono state restaurate solo un centinaio.

I sindaci si sgolano da anni: con le procedure ordinarie una valanga folle di norme paralizza gli uffici. Il quarto commissario speciale in quattro anni, in carica da febbraio, l’avvocato Giovanni Legnini, ha rilevato che finora si sono concluse appena 85 opere pubbliche su 1.400 finanziate; per la ricostruzione privata si sono spesi soltanto 526 milioni degli oltre sei miliardi stanziati.

Tramite ordinanze il commissario ha in effetti cambiato molte procedure: per i contributi ora prevede attese fra i 30 e i 110 giorni e conta di far aprire entro la primavera 2021 5-6mila cantieri privati e centinaia di cantieri pubblici. «Con la legge 156 del 12 dicembre 2019 il quadro normativo è sostanzialmente cambiato e Legnini lo ha ulteriormente semplificato. La ricostruzione ora è possibile, purché ai Comuni vengano assegnati organici adeguati, commenta il sindaco di Amatrice Antonio Fontanella. Spero a primavera di approvare i primi progetti aggregati nel centro storico. Anche sui beni culturali c’è ritardo. Intanto ci verrà donato un progetto per ristrutturare San Francesco».

Sulla Pinacoteca Civica «Cola Filotesio» che era nella chiesa di Sant’Emidio? Gli affreschi staccati, del ’400, attendono lì dopo quattro anni di intemperie. «Un po’ rovinati però ci sono ancora. Sollecitiamo una ristrutturazione definitiva della chiesa per ricollocarvi le opere, continua Fontanella. A breve metteremo in sicurezza il complesso del Museo Civico, inoltre è in fase avanzatissima il progetto per il complesso “Don Minozzi” e nel deposito di Cittaducale abbiamo ricoverato circa 3.260 beni storico artistici di Amatrice e Accumoli», aggiunge il soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 2016, l’ingegner Paolo Iannelli. «Su Sant’Emidio hanno fatto passare quattro anni, critica Brunella Fratoddi, architetto dell’associazione Aregoladarte. I ruderi di San Francesco, Sant’Emidio e Sant’Agostino e della Torre Civica indicano che qualche traccia per ricostruire il patrimonio storico artistico è rimasta».

Sul ricostruire tenendo a mente passato e presente esiste un efficace progetto fotografico online, «Focus Amatrice», all’indirizzo della Biblioteca Hertziana.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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