Klimt folgorato sulla via di Ravenna

Al Museo di Roma di Palazzo Braschi il legame del pittore viennese con l'Italia

Un dettaglio della «Giuditta» (1901) di Gustav Klimt
Arianna Antoniutti |  | Roma

Nel 1903 Gustav Klimt visita Ravenna e scrive, in una cartolina indirizzata alla madre, che i «mosaici sono di incredibile splendore». I bagliori sfolgoranti delle tessere bizantine diverranno tratto distintivo del cosiddetto «decennio aureo» del pittore austriaco ma, in realtà, la profusione dell’oro era già presente in un’opera del 1901, la «Giuditta I», quasi una prefigurazione della futura folgorazione estetica in terra italiana. Il legame del pittore con l’Italia è il tema portante dell’esposizione «Klimt. La Secessione e l’Italia»,  dal 27 ottobre al 27 marzo ospitata presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi.

La «Giuditta I» figura fra le oltre duecento opere esposte, ed è uno dei prestiti eccellenti dal Belvedere Museum di Vienna che, insieme alla Klimt Foundation e alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ha organizzato la mostra. Curatori ne sono Franz Smola, del Belvedere, Maria Vittoria Marini Clarelli, sovrintendente capitolina e Sandra Tretter, vicedirettore della Klimt Foundation. In mostra, accanto a dipinti come «La sposa» (1917-18), che per la prima volta lascia la Klimt Foundation, sono presenti opere degli altri attori della Secessione Viennese, tra cui Josef Hoffmann, Koloman Moser, Carl Moll.

La mostra ripercorre inoltre due momenti cruciali del rapporto di Klimt con l’Italia: la sala personale alla IX Biennale di Venezia del 1910 e, l’anno seguente, il premio conseguito all’Esposizione Internazionale d’Arte di Roma. Quanto Klimt seppe lasciare un inconfondibile segno nell’arte italiana è visibile nella selezione di dipinti di alcuni pittori in esposizione, come Galileo Chini, Giovanni Prini, Vittorio Zecchin e Felice Casorati, che si mostrarono sensibili alle novità proposte dal modernismo viennese.

Idealmente la mostra compone un dittico con l’esposizione «Klimt intimo» che sarà inaugurata il 5 aprile 2022 a Piacenza presso la Galleria d’arte moderna Ricci Oddi. A fare da trait d’union fra i due eventi espositivi è il «Ritratto di signora», dipinto dall’artista nel 1916-17, trafugato dal museo piacentino nel 1997, recuperato nel 2019, ed esposto in entrambe le mostre.

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