Jeppe Hein sinestetico e gioioso

Inaugurato a Venezia, il nuovo progetto di Ruinart è ora ad Art Brussels

«Heartland» di Jeppe Hein
Giusi Diana |

Ogni estate dal 2008  la Maison Ruinart invita un artista internazionale nella sua tenuta a Reims, in Francia, tra vigneti e cantine. Agli artisti viene data «carta bianca» nella realizzazione di opere ispirate all’universo della maison e alle mitiche cuvée. Al progetto «Carte Blanche» hanno preso parte negli anni artisti come: Jaume Plensa, Liu Bolin, Vik Muniz e David Shrigley.

La scelta  è caduta quest’anno sull’artista danese di base a Berlino, Jeppe Hein, che ha firmato la «Carte Blanche 2022». Il suo progetto multisensoriale «Right Here, Right Now» è stato presentato a Venezia nella settimana di apertura della Biennale (22, 23 e 24 aprile), è un progetto itinerante e in continua evoluzione, seguirà il calendario dei più importanti eventi fieristici d’arte contemporanea in giro per il mondo, dove Ruinart, da sempre associato al mondo dell’arte (celebre la sua collaborazione con il pittore dell’Art Nouveau Alphonse Mucha) sarà presente nel corso del 2022.

A Venezia nel giardino e nelle sale di Palazzo Rocca gli ospiti erano messi al centro di un’esperienza sinestetica dal carattere gioioso e meditativo insieme. Gusto, tatto, olfatto, udito e vista erano gli strumenti percettivi che insieme ai quattro elementi naturali: aria, acqua, terra e fuoco, che da sempre ispirano l'artista, hanno contribuito a realizzare una fruizione multisensoriale profondamente connessa con i bisogni profondi di ciascuno.

Una celebrazione, attraverso opere colorate e interattive, del «semplice» fatto di esistere qui e ora. Il più emblematico degli oggetti un grande specchio che rifletteva l’immagine all’inzio del percorso: introducendo la mano al suo interno si veniva sorpresi dalla consistenza di un pezzo di gesso. Non un elemento naturale qualsiasi, le bottiglie di champagne Ruinart infatti riposano a 38 metri di profondità all’interno delle «crayères», cave di gesso che si trovano nei dintorni di Reims. Una materia altamente simbolica legata alla terra di origine dello champagne e al suo metodo di lavorazione.

Ma nell’installazione si poteva ricevere anche un acino d’uva (sole), un aroma da inalare (aria) o un olio essenziale (acqua). Con il gesso si disegnava poi il proprio volto sopra dei pannelli colorati, raffigurando l’emozione percepita in quel momento e contribuendo a realizzare un grande disegno collettivo. L’installazione interattiva proponeva anche delle breve frasi che invitavano alla riflessione.

L’esperienza proseguiva al piano nobile dove colore e suono interagivano, attraverso un uso non convenzionale delle campane tibetane trasformate in contenitori per i pigmenti che con l’azione del pubblico facevano spruzzare intorno il colore, realizzando gouache minimal. Alla base della ricerca di Hein vi è il rapporto dei visitatori con lo spazio; attraverso le sue installazioni l’artista incoraggia il dialogo, come accade in «Invisible Labyrinth», presentato al Centre Pompidou di Parigi nel 2005: un labirinto privo di pareti fisiche che il visitatore era invitato a esplorare, combinando le vibrazioni in cuffia con i movimenti degli altri visitatori, e «Breathe with me», un progetto presentato alle Nazioni Unite a New York nel 2019 che invitava i visitatori a disegnare il proprio «respiro», visualizzando così la relazione che unisce tutti gli esseri viventi.

Il progetto di Jeppe Hein per Ruinart è visibile fino al primo maggio alla 25ma edizione di Art Brussels.

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