Intelligente, curioso e vagabondo: un artista speziale

Al Palazzo della Gran Guardia Giovan Francesco Caroto, protagonista del Cinquecento veronese

Un particolare di «Fanciullo con disegno» (1523) di Giovan Francesco Caroto
Camilla Bertoni |  | Verona

Ideale terzo capitolo nella trilogia espositiva veronese già dedicata a Mantegna (2006) e a Paolo Veronese (2014), arriva Giovan Francesco Caroto dal 13 maggio al 2 ottobre al Palazzo della Gran Guardia di Verona e con un percorso nelle chiese della città. Anticipata a novembre scorso dalla monografia pubblicata da Silvana Editoriale, «Caroto e le arti tra Mantegna e Veronese» (a cura di Francesca Rossi, Gianni Peretti, Edoardo Rossetti) è la prima esposizione dedicata a uno dei più interessanti protagonisti del Cinquecento locale (Verona, 1480 ca-1555), ma molto attivo anche tra Mantova e Milano e nel Monferrato. I riflettori si erano accesi sul suo «Ritratto di fanciullo con disegno» (1515-120 ca, Museo di Castelvecchio Verona) rubato il 19 novembre del 2015 insieme ad altri dipinti ritrovati poi in Ucraina e restituiti a Natale del 2016.

In mostra un centinaio di opere, in parte provenienti dai Musei Civici di Verona, ma anche da collezioni italiane ed estere, tra cui Palazzo Ducale di Mantova, Accademia Carrara, Uffizi, Gallerie Estensi, Castello Sforzesco, e, dall’estero, il parigino Musée du Louvre e il Kunsthistoriches Museum di Vienna, con il supporto per la visita di strumentazioni multimediali e un itinerario speciale per non vedenti.

Frutto di un annoso lavoro di ricerca, la mostra ruota attorno a «un periodo ancora per certi aspetti da indagare» e attorno alla figura di un artista (e speziale) «intelligente, curioso e vagabondo», mettendo in evidenza «la capacità degli artisti veronesi di muoversi su aree geografiche diverse della Penisola, scrivono i curatori, inserendo la loro città in una complessa rete di relazione artistiche».

Merito della mostra veronese è anche quello di aver rintracciato in una collezione americana una delle opere più famose di Caroto, la «Madonna della farfalla», che risultava dispersa. È esposta anche la tela ottagonale «Veritas filia Temporis» (donazione Arvedi) che decorava in origine la volta dello studiolo privato di Giulio Della Torre la cui figura di intellettuale è uno dei temi al centro dell’esposizione.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Camilla Bertoni