In prima persona a scavare con Carter e Carnarvon

A Mannheim un'«immersione» sulle tracce di Tutankhamon

Una ricostruzione fedele di un ambiente sepolcrale. © Rainer Kurzeder
Francesca Petretto |  | Mannheim

Dopo i ripetuti rinvii dovuti alla pandemia, il 10 settembre apre ai Reiss-Engelhorn-Museen la mostra «Tutankhamon: la tomba e i suoi tesori» (fino al 27 febbraio), un invito alla scoperta della tomba del celeberrimo «faraone fanciullo» Tutankhamon (1341-1323 a.C. ca), dodicesimo della XVIII dinastia, scoperta da Howard Carter e Lord Carnarvon nel 1922.

Come vuole la tradizione dei musei ospitanti, l’esposizione è stata ideata in modo tale da istruire e divertire al contempo i visitatori che hanno la possibilità di ripercorrere letteralmente le tappe delle giornate di scavo di Carter e a circa 3mila chilometri di distanza dal Cairo vivere in prima persona quell’avventura tra le più fedeli copie degli originali custoditi in Egitto.

«Vedo cose meravigliose» furono le prime parole pronunciate dall’archeologo londinese Howard Carter all’apertura della tomba nella Valle dei Re: queste meraviglie fedelmente riprodotte da artisti in oltre mille esemplari saranno a disposizione dei visitatori di Mannheim; accanto a esse installazioni, ricostruzioni fedeli degli spazi, documenti, lettere, diari trasporteranno il pubblico in quel fatidico 1922.

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